La Bussola Mensile: una Regola per "centrare" la vita in Dio
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La disciplina dei pensieri, la misura del tempo, la cultura della Parola e la stabilità: sono quattro tra i principali spunti che l'esperienza di san Benedetto offre tuttora, anche a chi vive fuori dal monastero. Una sapienza antica per l'uomo moderno, sempre valida in un mondo mutato e frenetico ma ancora più bisognoso di rimettere in ordine il cuore.
Il primo piano de La Bussola Mensile di luglio-agosto 2026 è incentrato sul tema del monachesimo benedettino la cui esperienza è costitutiva della realtà della Chiesa e pertanto possiede un valore perenne. Nei quattro pilastri della Regola di san Benedetto, il direttore Riccardo Cascioli rilegge la propria esperienza personale avendo visto e toccato cosa significhi «vivere pienamente nel mondo ma non essendo del mondo; l’aver sperimentato una capacità di godere appieno delle cose del mondo proprio perché si è consapevoli che tutto è preparazione alla vita eterna». Ne deriva la consapevolezza che tutte le “regole” acquistano un vero senso se nascono e sono finalizzate dall’unione intima e personale con il Signore.
Renato Mambretti ripercorre le origini del monachesimo benedettino, che si inserisce all’interno di un variegato panorama di regole monastiche già a partire dall’inizio del V secolo. Poco dopo il VI secolo, san Benedetto da Norcia compone la sua regola per il cenobio di Montecassino, la quale coesiste a lungo con altre forme di monachesimo e altre regole, divenendo poi la forma prioritaria e paradigmatica del monachesimo occidentale.
Nel primo piano rientrano anche quattro spunti diversi per comprendere l’attualità della regola di Benedetto. Caratteristica della Regola infatti, è la discretio, il discernimento della giusta misura e ordine che conduce l’uomo nell’equilibrio della sua natura e vocazione, spiega Luisella Scrosati. Katharina Stolz espone il discernimento dei pensieri e la lotta contro quelli malvagi, esortazione che tutti i cristiani possono apprendere dal monachesimo per una vigilante custodia del cuore che permette all’anima di dimorare in Dio.
Nella vita del monaco, inoltre, il tempo viene scandito essenzialmente dalla preghiera alla quale si affianca il lavoro per contrastare la pigrizia. Marco Sermarini evidenzia al riguardo lo scopo educativo dell’organizzazione benedettina, rendendo i monasteri centri di vita religiosa e, indirettamente, di vita economica e culturale. San Benedetto aveva infatti compreso che l’uomo vive veramente se stesso in luoghi dove si può instaurare quella relazione familiare quotidiana e perseverante con Dio. La Parola di Dio è fondamentale – altro punto esposto da Luisella Scrosati – per questo san Benedetto richiama alla vocazione primaria di cercare Dio con tutto l’essere, applicando l’intelligenza dell’uomo alla conoscenza della sua Parola. Infine, la stabilitas loci costituisce il tratto più caratteristico dell’opera benedettina – ne parla don Massimo Lapponi. Essa rappresenta la stabilità della fede, della carità e dell’umanità, oggi uno degli aspetti più rispondenti ai bisogni della nostra epoca.
Al primo piano segue la bioetica: il concepito è un umano e ciò è affermato dalla stessa scienza, l’embriologia. Lo zigote, infatti, è la un organismo umano e quindi un essere umano, per cui si può definire come un’individualità. Nello zigote poi sono già presenti in forma prolettica tutte quelle caratteristiche proprie dell’organismo adulto che si svilupperanno nel tempo. Ad approfondire questo importante tema è Tommaso Scandroglio.
Cento anni fa l’insorgenza messicana dei Cristeros. Tre anni di lotta armata al prezzo del martirio per difendere la libertà di professare e vivere la fede cattolica. La vicenda è ripercorsa da Giovanni Formicola, mentre Stefano Fontana riflette sull’importanza di non sottovalutare questi episodi storici, cadendo nell’abbandono di qualsiasi difesa della fede e della apologia teologica.
Maria Bigazzi racconta l’origine della basilica liberiana, conosciuta perlopiù come Santa Maria Maggiore, costruita nel punto indicato dalla Vergine stessa attraverso una nevicata sull’Esquilino nel mese di agosto. Una storia nella storia che caratterizza una delle devozioni più diffuse tra le vette italiane.
Per la rubrica sui santuari ci spostiamo sull’altopiano delle Murge, nel barese, dove la roccia custodisce l’antico e miracoloso affresco della Regina Angelorum con in braccio il Bambino. La storia del santuario, descritta da Costanza Signorelli, si intreccia inoltre con quella del piccolo Davide Fiorillo, protagonista di una vicenda miracolosa che ha segnato la sua breve vita.
Prendere la propria croce: questo è l’invito che il Signore fa a ciascuno di noi mentre il mondo propone una via comoda ma ingannevole. Si tratta – spiega don Stefano Bimbi – di un contrasto importante e decisivo, in quanto è soltanto nella logica del sacrificio che l’uomo può scoprire la via che porta alla felicità vera.
Sul prossimo numero di settembre un primo piano sulla figura di san Francesco negli 800 anni dalla sua morte, approfondimenti su vari temi e un nuovo santuario da scoprire, nascosto tra le montagne.
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