• SIRIA

Jihadisti rapiscono 12 suore. L’Onu condanna Assad

La guerra civile infuria, ribelli islamici di Al Nousrah rapiscono 12 suore ortodosse nell'antica città di Maaloula. E l'Onu, però, con un rapporto dell'Alto Commissariato per i Diritti Umani, condanna Assad.

Maaloula

Per la prima volta dall’inizio della guerra civile siriana, un organismo dell’Onu, condanna esplicitamente il dittatore Bashar al Assad. Lo ha fatto ieri l’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani, presieduto da Navi Pillay. La dichiarazione della Pillay. Dopo anni di inchiesta, l’Alto Commissariato «ha prodotto prove massicce di crimini molto gravi, crimini di guerra e crimini contro l'umanità – come si legge nel testo del comunicato della Pillay, aggiungendo che le prove indicano - la responsabilità ai più alti livelli di governo, compreso quello del capo dello Stato».

Il team di esperti, guidato dal giudice brasiliano Paulo Sergio Pinheiro, include anche una “solita nota” delle inchieste internazionali, la magistrata elvetica Carla Del Ponte. La commissione non ha mai avuto la possibilità di entrare in Siria, ma si è basata sulle interviste di 2mila persone, contattate telefonicamente o intervistate nei Paesi limitrofi in cui erano fuggiti. La Pillay ha concluso la sua relazione confermando la sua esortazione a tradurre Bashar al Assad di fronte alla Corte Penale Internazionale.

Oltre al metodo con cui è stata condotta questa inchiesta (solo un’indagine sul campo, che attualmente è impossibile, potrebbe permettere di scoprire la verità della guerra siriana), lasciano perplesse le conclusioni e soprattutto il tempismo di questa mossa dell’Onu. Guardando superficialmente a questo rapporto, sembrerebbe proprio che in Siria sia il solo governo di Bashar al Assad a sterminare impunemente i propri cittadini, ammazzandone fino a 125mila, secondo le ultime stime. A prescindere dalla cifra (anche nella guerra di Libia, il numero dei caduti è risultato enormemente inferiore rispetto alle stime, lo stesso Osservatorio per i Diritti Umani in Siria, basato a Londra e ideologicamente vicino ai ribelli, stima che nella guerra civile siano morti 50mila soldati regolari e milizie alleate (fra cui Hezbollah) e 28mila ribelli. Il che vuol dire che i ribelli hanno inflitto alle truppe di Assad il doppio delle perdite subite.

I ribelli jihadisti stanno conquistando terreno fra i ribelli e applicando i loro consueti metodi. Una notizia giunta proprio ieri lo conferma: i miliziani hanno rapito 12 suore del monastero greco ortodosso di Santa Tecla a Maaloula, l’antichissima città (patrimonio mondiale dell’Unesco) una delle culle del cristianesimo orientale, occupata dai miliziani ribelli fin dall’inizio di settembre. Fra questi ultimi si sono distinte, per brutalità, le milizie islamiche Al Nousrah, legate ad Al Qaeda, che hanno saccheggiato e profanato chiese e monasteri. La popolazione cristiana di Maaloula, circa 3000 anime, ha evacuato la città, per riparare a Damasco o in Libano. Testimoni riferiscono che la tradizionale convivenza con i vicini musulmani è stata spezzata con l’arrivo dei jihadisti. Solo le suore di Santa Tecla erano rimaste sul posto per assistere migliaia di bambini rimasti orfani. Ieri, nel corso di uno scontro con i soldati governativi, «gente armata ha fatto irruzione nel monastero di Santa Tecla a Maaloula e preso con la forza le 12 religiose», come ha riferito il nunzio vaticano a Damasco Mario Zenari. Gli jihadisti avrebbero poi trasportato le religiose a Yabrud, a Nord della capitale.

Il sequestro delle suore a Maaloula non è, purtroppo, un episodio unico nel suo genere. Le milizie islamiche, che ormai svolgono la parte del leone fra i ribelli, sono sempre state in prima linea nell’uccidere, rapire, taglieggiare e intimidire l’antica comunità cristiana in Siria. Tuttavia non esiste una precisa contabilità delle vittime che hanno provocato nel lungo conflitto. Si stima che siano morti 44mila civili inermi. Quanti di essi sono cristiani sgozzati dai jihadisti? O civili musulmani che non vogliono conformarsi ai dettami delle milizie di Al Nousrah? Si sa, però, che 450mila cristiani siriani, un quinto dell’intera comunità, ha dovuto abbandonare le proprie case.

La commissione dell’Onu non trascura questi aspetti, ma non li evidenzia neppure. Solo per Assad si chiede un processo internazionale. E qui si arriva anche alla questione tempismo, che è tutt’altro che secondaria. È da appena due mesi che, dopo aver scongiurato un intervento internazionale, il dittatore siriano ha accettato ispezione e smantellamento delle proprie armi chimiche. Non è la garanzia che la guerra finisca, ma già una dimostrazione di buona volontà. Per la prima volta dal 2011, inoltre, Usa e Russia sono allineate su un’unica soluzione: quella di giungere a una conferenza di pace, a Ginevra, che riunisca governo e opposizione, all’inizio del 2014. Come può influire una palese condanna Onu contro Assad? Un dittatore che accetta di privarsi delle sue armi più potenti, nonché unico deterrente contro eventuali invasori, adesso è pure sotto accusa internazionale. Chiuso nell’angolo, probabilmente, non sarà più incline a scendere a compromessi. Soprattutto se sa che qualcuno, a Ginevra, lo vorrebbe arrestare. Da oggi un accordo è più lontano.

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