Inizia la pressione Ue sul governo Magyar. Ma ci sono anche buone nuove
Non si è ancora insediato il nuovo governo ungherese, uscito vincitore dalle urne, che l'Ue parte col pressing sull'abolizione delle leggi contro la propaganda Lgbt. Ma Magyar inizia bene con buone nomine, come quella di Rubovszky Rita all'Istruzione.
Minacce, conferme ed alcune speranze a Budapest. Siamo a poco meno di due settimane dalle elezioni ungheresi che hanno registrato la netta vittoria con due terzi dei seggi di Peter Magyar il 12 aprile scorso e le istituzioni europee hanno già inviato un chiaro messaggio al prossimo primo ministro: la legge antipedofilia che vieta la propaganda dell'ideologia gender e trangeder nelle scuole deve essere eliminata. Nel 2021 la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen aveva definito la legge una «vergogna», promettendo di ricorrere a «tutti i poteri della Commissione per garantire che i diritti di tutti i cittadini dell’UE siano tutelati, chiunque essi siano e ovunque vivano» e aveva deferito il caso alla Corte di giustizia dell’Unione europea, con il sostegno di 15 Stati membri e del Parlamento europeo. Ebbene, lunedì 20 aprile, la Corte di giustizia dell'Unione europea si è pronunciata a favore della Commissione europea contro l'Ungheria, secondo quanto riportato nel comunicato stampa della Corte, le modifiche alla legge ungherese LXXIX del 2021 “sulle misure più severe contro i pedofili e la modifica di alcune leggi sulla protezione dei minori” violano «il diritto primario e secondario in materia di servizi nel mercato interno, la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, l'articolo 2 del TUE e il Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR)».
Ciò perchè le leggi ungheresi «vietano o limitano l'accesso a contenuti che, come componente essenziale, includono la rappresentazione o la promozione di deviazioni dall'identità personale corrispondenti al sesso alla nascita, al cambio di genere o all'omosessualità». Secondo la Corte l'approccio ungherese dimostra «che certe identità e orientamenti sessuali vengono favoriti rispetto ad altri, che vengono così stigmatizzati, il che è incompatibile con i requisiti derivanti dal divieto di discriminazione basata sul sesso e sull'orientamento sessuale in una società fondata sul pluralismo». Inoltre secondo la Corte la legge ungherese viola il GDPR, nonché il diritto alla protezione dei dati garantito dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, in quanto modifica la legge sui casellari giudiziari ampliando l'accesso alle informazioni contenute in tali casellari nei confronti di individui che hanno commesso reati contro i minori o reati contro la libertà sessuale o la morale.
Ovviamente se il nuovo governo non adempirà all’abolizione delle norme a tutela dei minori e non darà il via libera alla colonizzazione ideologica e sociale LGBTI, potranno essere avviate avviate procedure di infrazione e l'irrogazione di sanzioni pecuniarie. Il premier uscente Viktor Orban ha reagito duramente alla decisione europea rimarcando come «il rullo compressore di Bruxelles è già in moto. Il nostro governo patriottico ha protetto i bambini ungheresi dall'aggressiva propaganda LGBTQ», mentre dal nuovo esecutivo nessuna dichiarazione è sinora trapelata sul tema.
Il Premier Magyar è certamente più impegnato a sbloccare l’approvvigionamento di gas dalla Russia, tramite il oleodotto di Druzhba che è stato “miracolosamente” riparato in tempi record da Kiev martedì 21 aprile e riaperto il giorno successivo, dopo che era stato rimosso l'ultimo ostacolo all'erogazione di un prestito UE da 90 miliardi di euro, vista l’assenza del governo Orban ai tavoli negoziali dopo le elezioni. Una chiara conferma del taglieggiamento economico e finanziario, oltrechè energetico che ha colpito per volere esplicito di Bruxelles e Kiev l'Ungheria al fine di soffiare sul malcontento e manipolare il voto popolare verso l’opposizione. Altra conferma viene dalla visita dei funzionari della Commissione a Budapest, il 17 e 18 aprile, con alti rappresentanti del futuro governo ungherese, organizzata a seguito dei contatti tra la presidente von der Leyen e il primo ministro designato Peter Magyar, nonché dell'impegno di entrambe le parti ad avviare i lavori su varie questioni urgenti. «Negli ultimi giorni abbiamo condotto negoziati ad alto livello con i vertici della Commissione europea in visita nel nostro Paese», ha scritto Péter Magyar in un post su Facebook. «Senza i fondi dell’UE, l’economia ungherese non può ripartire. I fondi dell’UE non sono un’elemosina, ma un compenso per il denaro versato dagli ungheresi all’UE e per il lavoro che il nostro Paese ha svolto per l’Europa».
Le aspettative della Commissione europea riguardo alle misure anticorruzione, all’adesione del Paese alla Procura europea, al sistema giudiziario e al ripristino della libertà e dell’indipendenza della stampa e dell’istruzione superiore cui ora si aggiunge la colonizzazione LGBTI nelle scuole e maggiore comprensione per pedofili. Speranze, minacce e preoccupazioni si rincorrono a Budapest, tuttavia una buona notizia è necessario sottolinearla: una figura di grande prestigio nel settore dell'istruzione cattolica ungherese è destinata a diventare ministro dell'Istruzione nel nuovo governo del partito Tisza. Si tratta di Rubovszky Rita, direttrice generale dell'Autorità scolastica cistercense, già vicepresidente degli insegnanti cattolici europei, apprezzatissima dai vertici della Chiesa Cattolica e dall’intera comunità educativa del paese. Conferme ed auspicabili scontri si avranno nelle prossime settimane a Budapest, taluni sono più che auspicabili.

