• POLITICA

Il governo ha i mesi contati

Ormai si è venuta a creare un'alleanza naturale fra Renzi, Berlusconi e Grillo, basata sull'unico interesse comune: far cadere il governo Letta e arrivare alle elezioni la prossima primavera, in coincidenza con le europee.

Enrico Letta

È vero, Enrico Letta mangerà il panettone, ma a gennaio una tempesta decisiva potrebbe abbattersi sull’esecutivo. Ce ne sono tutti i segnali. Nelle ultime settimane la discussione politica si è avvitata su due questioni: la riforma elettorale e la legge di stabilità.

Sulla legge elettorale non c’è accordo né tra le forze politiche della maggioranza né all’interno dei partiti e la legge di stabilità ha praticamente scontentato tutti, a cominciare da Confindustria e dalle parti sociali. Peraltro anche nell’opinione pubblica c’è la diffusa sensazione che le tasse nel 2014 aumenteranno e che i balzelli sostitutivi dell’Imu siano decisamente più onerosi di quest’ultima.

L’esecutivo di larghe intese, dunque, annaspa. L’ultimo baluardo resta il Colle. Napolitano ormai esterna tutti i giorni in favore della stabilità di governo e invoca un’ampia convergenza tra i partiti per fare quelle riforme che potrebbero giovare al Paese e restituirgli credibilità agli occhi degli osservatori stranieri. Ma ora come ora mancano le condizioni per realizzare i propositi del Quirinale. Peraltro è di dubbia costituzionalità l’interventismo degli ultimi mesi del Presidente della Repubblica, apertamente schierato per una formula politica, quella delle larghe intese, anziché arbitro imparziale, come prevedrebbe la nostra Carta Costituzionale.

La situazione appare assai deteriorata. Innanzitutto perché si è ormai saldato un asse opportunistico tra Renzi, Berlusconi e Grillo, accomunati dal desiderio di far saltare il banco e di arrivare ad elezioni anticipate, magari da far coincidere con quelle europee, già fissate per il 25 maggio 2014.

Questo scenario è visto come fumo negli occhi non solo da “re Giorgio” ma anche da tutte le forze che sostengono il governo e che vorrebbero, al contrario, varare l’”Agenda 2014”, con una serie di punti che consentano a Letta di guidare l’Italia durante il semestre europeo (a partire da luglio 2014) e ai partiti come il Nuovo Centrodestra di limitare i danni alle europee (dove si vota con un sistema proporzionale) per poi ramificarsi e consolidarsi entro il 2015.

Non è un mistero che emissari del sindaco di Firenze e del Cavaliere di Arcore si siano incontrati più volte per tentare una saldatura sulla legge elettorale e per gettare un ponte a Grillo, almeno su questo punto. Una legge sul modello “sindaco d’Italia” o anche senza indicazione esplicita del candidato premier potrebbe consentire a Renzi di ottenere subito la candidatura a premier del centrosinistra e a Berlusconi di poter capitalizzare il vantaggio elettorale che i consensi gli attribuiscono all’unisono. E Grillo avrebbe la certezza, con un sistema elettorale in parte proporzionale, di salvare la sua rappresentanza in Parlamento, trattando magari da una posizione di forza in caso di incertezza sul vincitore effettivo delle urne.

Renzi sa bene che 14 mesi di governo Letta con una maggioranza fortemente di sinistra potrebbero logorarlo e dunque sta forzando la mano. Vuole cavalcare la protesta sociale e porsi come il “nuovo che avanza” e che spazza via tutto il passato. Ma ha bisogno di una sponda e l’ha trovata nel Cavaliere, che vorrebbe fare campagna elettorale in prima persona (pur non potendosi candidare), prima di iniziare i servizi sociali.

Anche in caso di vittoria di Renzi, visti i rapporti che sotterraneamente si sono creati tra gli ambienti forzisti e l’entourage del sindaco di Firenze, il Cavaliere potrebbe sentirsi certamente più tutelato rispetto a quanto non sia oggi dall’asse Napolitano-Letta.

In tutto questo Alfano è tra l’incudine e il martello. Se a gennaio il governo Letta andasse in crisi, le elezioni sarebbero inevitabili, nonostante la pervicace ostinazione di Napolitano. E a quel punto il leader del nuovo centrodestra sarebbe costretto a “tornare all’ovile” e a riconsiderare l’idea di un patto con Berlusconi, per sfuggire alle urne, che lo ridurrebbero all’insignificanza sul piano della rappresentanza parlamentare. L’”election day” non potrebbe che indurre gli alfaniani ad allearsi fin da subito con i forzisti. L’elettorato non capirebbe una corsa solitaria del nuovo centrodestra alle europee e un’alleanza organica con Forza Italia alle politiche. Opportuno, a quel punto, unirsi fin da subito e marciare insieme cercando di sconfiggere l’esercito di Renzi.

Ecco perché a far cadere Letta potrebbe non essere il segretario del Pd ma proprio il vicepremier, se si rendesse conto di fare da semplice stampella ad un governo sempre più di sinistra e sempre più impopolare.

Dona Ora