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CALO DELLE NASCITE

Il crollo demografico dell'Europa non interessa a nessuno

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L'inverno demografico, ignorato da G7 e Consiglio europeo, non riguarda solo l'Italia e la Spagna, ma anche le grandi potenze europee: Francia e Germania. Nemmeno l'arrivo di immigrati compenserà il calo delle nascite.

Famiglia 19_06_2026
Meno neonati, più centenari. La tendenza europea

Si accorcia sempre più il tempo a disposizione della leadership europea per affrontare la prioritaria sfida della denatalità galoppante. A fronte dei nuovi allarmanti dati statistici previsionali pubblicati in diversi paesi, né il G7 né il Consiglio europeo hanno riflettuto e promosso urgenti e miliardarie azioni per combattere questa desertificazione di capitale umano e democrazia che stiamo subendo. Tutto come se ‘nulla fosse’. Eppure lo ‘sboom demografico’ produrrà solo impoverimento economico, sociale e democratico. I dati recentissimi di Francia, Germania e Spagna sono univoci e sconfortanti. Ogni paese da solo può fare poco, lo dimostra l’Italia che nonostante l’impegno al 31 marzo 2026, registra un numero di nascite dei primi tre mesi pari a 83 mila unità, evidenziando un’ulteriore riduzione della natalità (-2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025). 

Secondo la ricerca sull’andamento della popolazione appena pubblicata dall'INSEE, Istituto Nazionale di Statistica francese, nel 2070, se le recenti tendenze demografiche dovessero persistere, la Francia avrà 65,9 milioni di abitanti, 3,2 milioni in meno rispetto al 2026. La popolazione aumenterà leggermente fino al 2037, raggiungendo i 69,8 milioni. Questa crescita demografica sarà dovuta esclusivamente al saldo migratorio, poiché l'aumento naturale è negativo a partire dal 2025. Dal 2037 invece il saldo migratorio non compenserà più il calo naturale e la popolazione inizierà quindi a diminuire. Non solo, entro il 2070 si prevede che il numero di persone sotto i 45 anni diminuirà di 8,9 milioni, mentre il numero di persone di età compresa tra 45 e 64 anni dovrebbe rimanere pressoché stabile e il numero di persone di età pari o superiore a 65 anni dovrebbe aumentare di 5,8 milioni. L'aumento del numero di anziani sarà determinato principalmente dall'incremento del numero di persone di età pari o superiore a 80 anni (+4,6 milioni), mentre il numero di centenari potrebbe quadruplicare. Nel 2040, ci sarebbero 49 persone di età pari o superiore a 65 anni per ogni 100 persone di età compresa tra 20 e 64 anni, rispetto alle 40 del 2026. Soluzione dei governi liberali di Macron? Più aborto ed eutanasia, la ricetta delle sinsitre è invece un costante e continuo flusso di immigrati senza integrazione.  

Verso un identico profondo declino la Spagna. Tra 50 anni, la Spagna potrebbe superare la soglia dei 50 milioni di abitanti e arrivare addirittura a superare i 53,8 milioni, una crescita drogata della popolazione grazie al solo per impulso dell’immigrazione, come ha confermato l’Istituto Nazionale di Statistica (INE) nelle “Proiezioni demografiche 2026-2076”, pubblicate mercoledì 17 giugno. Se le attuali tendenze demografiche dovessero mantenersi, la Spagna registrerebbe un aumento di oltre quattro milioni di abitanti nei prossimi 15 anni e di quasi 3,4 milioni entro il 2076. Anche in questo numericamente ‘roseo’ scenario, i nati in Spagna scenderebbero fino a rappresentare il 59,6% tra 50 anni, rispetto al 79,8% che rappresentano oggi. Se invece il flusso migratorio si riducesse, rispetto alla regolarizzazione ‘monstre’ di 1,5 milioni di immigrati, voluta dal governo social comunista di Pedro Sanchez, la popolazione spagnola crollerebbe a 31,7 milioni. Queste proiezioni indicano che in ogni caso, si registrerà un saldo demografico negativo a causa dell’aumento dei decessi dei nativi spagnoli, che supererà il numero delle nascite nei prossimi 50 anni. 

Non diversamente l’andamento delle previsioni sulla popolazione tedesca. Secondo quanto comunicato martedì dall'ufficio statistico governativo Destatis, la popolazione tedesca si è ridotta di circa 110mila persone nel 2025, la prima diminuzione su base annua dal 2020. Alla fine del 2025, nel paese risiedevano 83,5 milioni di persone. La riduzione corrisponde a poco più dello 0,13%. La riduzione del saldo migratorio netto,  con 235mila persone in più che si sono trasferite nel Paese rispetto a quelle che lo hanno lasciato, non è stata sufficiente a compensare il fatto che nel 2025 in Germania sono morte 352mila persone in più rispetto a quelle che sono nate. Lo scorso anno il tasso di natalità in Germania ha anche raggiunto il livello più basso mai registrato, il livello più basso dal 1946,con un tasso di sostituzione demografica di 1,35 figli per donna, un minimo storico e ben al di sotto dei 2,1 necessari per mantenere una popolazione stabile. Il tasso di declino demografico è stato considerevolmente più rapido negli ex stati della Germania dell'Est, pari allo 0,5% (57mila persone in totale), rispetto allo 0,1% (ovvero 68mila persone) registrato negli stati che componevano l'ex Germania dell'Ovest, dove vivono meno migranti. La popolazione ha continuato a invecchiare e la fascia d'età tra i 60 e i 79 anni ha continuato a crescere, con 358mila persone. Ripartiamo a livello europeo dalle proposte dell’ex presidente dell'ISTAT Gian Carlo Blangiardo: «per invertire la rotta servono interventi strutturali focalizzati sulle "quattro C" del suo modello di sostegno alle famiglie: Costo, Cura, Conciliazione e Cultura».