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COMUNISMO CINESE

Il cardinal Zen perde l'appello a Hong Kong e resta nel mirino delle autorità

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Condannato per un reato amministrativo, visibilmente pretestuoso, Joseph Zen deve pagare una multa sulla costituzione del fondo per le vittime della repressione di Hong Kong. L'appello ha ribadito la condanna del 2022. E resta latente un'accusa molto peggiore: "collusione con potenze straniere".

Libertà religiosa 04_09_2026
Joseph Zen, secondo da sinistra, con gli altri imputati (AP)

Mentre procedono i processi ai dissidenti di Hong Kong, il cardinal Joseph Zen, condannato a pagare una multa nel 2022, ha perso il processo di appello. La sentenza è stata spiccata ieri, giovedì 3 settembre, e conferma la condanna del tribunale di primo grado di West Kowloon. Di cosa è accusato il cardinal Zen? Di non aver registrato presso le autorità una società da lui co-fondata, assieme agli altri imputati del processo. Ma non si trattava affatto di una società, bensì di un fondo amministrato da un trust bancario e destinato alle vittime della repressione del 2019: il Fondo di Aiuto Umanitario 612.

Il Fondo di Aiuto Umanitario 612 è stato creato nel giugno 2019, all’apice della protesta di massa contro la nuova legge sull’estradizione (una condanna certa per dissidenti ricercati dalla Cina). Ha cessato le attività nel 2021, all’indomani della “normalizzazione” cinese di Hong Kong. Ha fornito assistenza economica, medica e anche legale ai manifestanti detenuti o feriti durante la lunga protesta.

I tre giudici del tribunale d’appello hanno ritenuto che l’organizzazione non fosse semplicemente una somma di denaro amministrata tramite un trust, come sostenuto dai suoi fondatori e dai loro avvocati, ma una vera società. Il diritto societario di Hong Kong prevede che una società debba essere registrata, o debba richiedere un’esenzione, entro un mese dalla sua costituzione. Non avendo effettuato la registrazione è scattata la condanna per i fiduciari.

Il tribunale di West Kowloon aveva condannato il cardinal Zen, la cantante Denise Ho, l’accademico Hui Po-keung e le ex deputate dell’opposizione democratica Margaret Ng e Cyd Ho, a pagare una multa di 4mila dollari di Hong Kong, pari a circa 440 euro. Una pena molto lieve, dunque, ma che crea un precedente molto pericoloso. Margaret Ng ha annunciato l’intenzione di ricorrere al Tribunale di Ultima Istanza, perché: «Se ogni volta che un gruppo di persone si riunisce per fare qualcosa questo diventa una società che deve chiedere alla polizia la registrazione o un’esenzione, questo avrà un enorme impatto sulla società civile di Hong Kong». Sarebbe un altro passo verso l’irreggimentazione completa della società honkonghese, finora libera, da parte del regime totalitario cinese.

Il cardinal Zen, vescovo di Hong Kong dal 2002 al 2009, creato cardinale nel 2006 da papa Benedetto XVI, è una delle voci più critiche del regime comunista cinese e un difensore strenuo della libertà di religione e del movimento democratico della sua città. Nel maggio del 2022 era stato arrestato e rilasciato in giornata, con l’accusa gravissima di “collusione con potenze straniere”. Un reato previsto dalla nuova Legge per la Sicurezza Nazionale per cui si rischia anche l’ergastolo. La protesta della Chiesa e della comunità internazionale possono aver indotto le autorità cinesi al rilascio del cardinale. Dopo il rilascio, su cauzione, le autorità non hanno mai archiviato il fascicolo, né ritirato formalmente il sospetto di reato. E nei mesi immediatamente successivi, monsignor Zen era stato processato per il Fondo 612 e condannato a novembre per un reato amministrativo. Di qualcosa doveva essere condannato. Le autorità hanno agito in punta di diritto societario, ma il processo contro i fiduciari del Fondo 612 rappresenta la prima incriminazione, in assoluto, per questo tipo di violazione della normativa a Hong Kong.

Ora che ha perso il processo di appello, a 94 anni, il cardinal Zen resta nel mirino delle autorità. Oltre al reato amministrativo, resta latente l’accusa di tradimento, di “collusione con potenze straniere”, che non è mai stata formalizzata in un rinvio a giudizio, ma tecnicamente non è decaduta. Il cardinale Joseph Zen rimane formalmente sotto indagine da parte della polizia.



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