IA, libertà e bene comune: Zuckerberg e Leone XIV a confronto
Ascolta la versione audio dell'articolo
In un manifesto sull’intelligenza artificiale pubblicato sul Wall Street Journal, il fondatore di Facebook mostra di avere una visione dell’IA opposta a quella di Magnifica Humanitas. Per Zuckerberg la libertà individuale è essa stessa il criterio ultimo. Per il Papa e la Chiesa la libertà è tale solo se orientata a un bene.
Lo scorso 28 luglio il Wall Street Journal ha pubblicato un manifesto dal titolo The AI future is for everyone (Il futuro dell’intelligenza artificiale è per tutti). La firma è di Mark Zuckerberg, capo di Meta, che ormai da più di un decennio tiene le fila del business tecnologico globale. Il fondatore di Facebook però cambia panni: da uomo di azienda diventa filosofo, teorizzatore di un piano di sviluppo dove le magnifiche sorti e progressive di leopardiana memoria fanno spazio al più trito tecno-ottimismo postmoderno. Delle due l’una: o Zuckerberg non ha letto l’enciclica Magnifica Humanitas di Leone XIV, o forse non l’ha capita.
Il fondatore di Meta propone una dottrina che si snoda in tre punti (emancipazione individuale, invenzione anziché automazione e bilanciamento del potere come fondamento della sicurezza) e la usa come martello per scardinare posizioni più caute (ma, a detta sua, anche più pericolose) che circolano tra i suoi concorrenti di OpenAI e Anthropic. Zuckerberg scrive che, a suo parere, è meglio distribuire la superintelligenza a tutti, con un modello open source, invece che concentrarla in poche mani, fossero pure quelle di istituzioni statali bene intenzionate. E discutendo in merito a chi debba orientare l'uso dell'intelligenza artificiale, Zuckerberg afferma che la storia della democrazia e dell'economia ha ampiamente dimostrato che non esiste un'unica risposta oggettiva su cosa sia meglio per le persone. Da qui discende, secondo lui, che il compito giusto non sia cercare di allineare un'unica superintelligenza a un bene comune condiviso, ma lasciare che ciascun individuo decida cosa conti per sé. L’altra faccia dell’“emancipazione individuale” altro non è che l'uomo solo - una monade moderna - per nulla connesso agli altri, rendendo di fatto inconcepibile un "bene comune".
È un’idea, quella di Zuckerberg, innocua in apparenza, ispirata al luogo comune del liberalismo americano. Ma è anche, letteralmente, la negazione di ciò su cui si fonda l’enciclica di Leone XIV, firmata in Vaticano il 15 maggio 2026, nel centotrentacinquesimo anniversario della Rerum Novarum. Il documento pontificio, che riprende esplicitamente l'impianto della dottrina sociale della Chiesa, parte dal principio del bene comune per arrivare alla destinazione universale dei beni e alla sussidiarietà, muovendo però da una premessa antropologica opposta a quella di Zuckerberg. Esistendo una verità sulla persona umana, creata a immagine di Dio, dotata di una dignità uguale per tutti e avente princìpi non negoziabili, essa non può essere rimessa a preferenze soggettive. Zuck, invece, inquadra la posta in gioco solo in termini di libertà di impresa e di progresso materiale, e ciò è esattamente il paradigma tecnocratico che Leone XIV delinea, cioè l'incapacità di pensare all'uomo nella sua interezza spirituale ed etica. Per l’amministratore delegato di Meta, l'uomo è tale perché è businessman.
La distanza si allarga se si guarda a come i due testi immaginano il ruolo della politica. Non basta, secondo Leone XIV, invocare astrattamente un'etica basata sull’essere buoni, ma servono regole mediate da un ruolo attivo della politica, con una filiera di responsabilità chiara che va da chi progetta i sistemi fino a chi decide di affidare loro scelte concrete. Zuckerberg, al contrario, diffida di ogni coordinamento centralizzato, istituzioni pubbliche comprese. La sua "sicurezza" nasce dalla diffusione di mercato del potere computazionale, non dalla regolazione politica: è la mano invisibile dell’economia applicata all’intelligenza artificiale.
Colpisce, infine, un'assenza. Magnifica Humanitas dedica una parte significativa alla condanna del riarmo tecnologico e dell'uso militare dell'intelligenza artificiale. Nell'editoriale di Zuckerberg, il tema semplicemente non compare: un silenzio non irrilevante per il Ceo di un'azienda che ha contratti anche nel settore della difesa. Così come resta sullo sfondo qualunque riferimento alla responsabilità propria degli sviluppatori: si parla di potere restituito "alla gente", ma non si dice granché su chi, in concreto, continuerà a progettare, addestrare e possedere i sistemi di cui la gente dovrebbe beneficiare.
Alla fine, il vero scarto tra le due visioni è epistemologico più che etico e organizzativo. Per Zuckerberg la libertà individuale è essa stessa il criterio ultimo, perché non esiste altro criterio condiviso a cui appellarsi. Per Leone XIV, la libertà ha senso solo se orientata a un bene che la precede. Il relativismo dei fini si scontra con i valori universali, ineludibili e non negoziabili, ed è questo l’unico, vero, atavico conflitto.

