a cura di Stefano Chiappalone
  • DURO ATTACCO

I "grillini" ecclesiali non risparmiano neanche Zuppi

È durissimo l’attacco che il liturgista Andrea Grillo rivolge al cardinale Matteo Zuppi, “reo” di aver presieduto i vespri in rito antico nel corso del pellegrinaggio annuale del Populus Summorum Pontificum. È superfluo sottolineare che Zuppi non è certo ascrivibile all’area tradizionalista o soltanto vagamente conservatrice. Ma neanche un progressista come lui è al riparo dagli strali dei “grillini” ecclesiali se osa esercitare la paternità propria di un vescovo anche verso quei fedeli tradizionalisti troppo spesso considerati di serie B.

Il disprezzo preventivo di Grillo si rivolge anzitutto ai «nostalgici del Summorum Pontificum» ed è con «stupore» che ha appreso della disponibilità di Zuppi «a presiedere il vespro di questa associazione di fatto “fuori legge” e che pretende di alimentare una situazione che il MP Traditionis Custodes ha di fatto superato con la abrogazione dell’”oggetto” della memoria». La mossa del presidente della Cei («stare alla presidenza di una azione liturgica che TC censura e rende possibile solo in casi limitati e circostanziati») per Grillo «costituisce un fatto di singolare gravità».

Segue una paternale sulla necessità di essere almeno prudenti vista la denominazione del Pellegrinaggio da un documento abrogato, sull’unica forma della lex orandi, e sulla «malattia curiale» che avrebbe contagiato persino il cardinale, cioè la «nostalgia delle forme liturgiche preconciliari». Ma il vero male di cui Zuppi è accusato è in fondo una «una “strana misericordia”, che riesce a convincerti di poter stare, per misericordia, con un piede nel concilio e con l’altro nel pre- e nell’anti-concilio».

Da queste righe traspare invece un altro male, quell'idea di “rivoluzione permanente” che spinge a lanciare l’allarme contro tutto ciò che non è considerato in linea con le magnifiche sorti e progressive e contro chiunque vi presti la minima collaborazione, annoverando il cardinal Zuppi, tra i “nemici del popolo”. Un allarme che non avrebbe ragion d’essere se la Chiesa è sempre la stessa, prima e dopo il 21° concilio ecumenico. Le forme liturgiche preconciliari risulterebbero stridenti solo a chi pensasse che la Chiesa sia stata ri-fondata negli anni Sessanta (o forse addirittura nel 2013).

SC