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La decisione

Gli Stati Uniti si ritirano dall’Oms, preda di troppe lobby

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L’amministrazione Trump ha ufficializzato il ritiro dall’Organizzazione mondiale della sanità. Alla base della decisione la gestione del Covid, l’opacità dell’agenzia e la sua promozione dell’aborto e di altri programmi contrari agli interessi americani.

Attualità 28_01_2026

Gli Stati Uniti, giovedì 22 gennaio, hanno ufficializzato il loro ritiro dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dopo un anno dall’avvio della procedura e la richiesta inascoltata di cambiamenti profondi. Una decisione causata, secondo Washington, dai fallimenti nella gestione della pandemia di Covid-19 da parte dell'agenzia delle Nazioni Unite, sia dal punto di vista delle indagini condotte in Cina che avevano manifestato una certa complicità tra i dirigenti dell'Oms e il governo di Pechino, sia per le forme di tirannia e le privazioni di libertà suggerite e talvolta imposte dalla stessa Oms ai cittadini, sia per la continua promozione dell’aborto fatta dall’agenzia attraverso i suoi programmi.

Tre buone ragioni che stavano già alla base della decisione comunicata da Donald Trump all'Oms sin dal primo giorno del suo secondo mandato alla Casa Bianca, firmando il 20 gennaio 2025 un ordine esecutivo. Allora, il presidente americano aveva denunciato tutta la sua delusione per l'attività dell’Oms, di cui gli USA erano (e sono stati sino a pochi giorni or sono) i primi contributori. La decisione prevedeva un periodo di preavviso di 12 mesi, scaduto appunto nei giorni scorsi, per l'uscita degli Stati Uniti dall'agenzia sanitaria delle Nazioni Unite e la cessazione di tutti i contributi finanziari. Gli Stati Uniti sono stati di gran lunga il principale sostenitore finanziario dell'Oms. L'ultimo bilancio biennale dell'Oms, per il 2024-2025, ammonta a 6,8 miliardi di dollari. I principali donatori, oltre agli Stati Uniti – principale contributore, con 958 milioni di dollari – sono stati la Germania, il Regno Unito, la Cina, il Canada, l’Italia, il Giappone, la Bill & Melinda Gates Foundation che è divenuta, nel tempo, il secondo donatore in assoluto (689 milioni di dollari), seguita dall’organizzazione per i vaccini Gavi-The Vaccine Alliance, compartecipata da governi, dalla stessa Fondazione Gates e da altre fondazioni e anche società dipendenti da grandi gruppi farmaceutici. A rendere ancora più inquietante l’attuale assetto dell’Oms è il silenzio che permane sullo scandalo dei finanziamenti alla Fondazione dell'Organizzazione mondiale della sanità, tuttora finanziata per l'80% da fonti anonime secondo l’indagine del luglio 2025, da noi ripresa sulla Bussola.

Nel suo sito istituzionale, l’agenzia dell’Onu ha respinto «l’accusa dell'amministrazione statunitense secondo cui l'Oms avrebbe perseguito un programma politicizzato e burocratico guidato da nazioni ostili agli interessi americani» e afferma come sia stata sempre «imparziale ed esiste per servire tutti i Paesi, nel rispetto della loro sovranità, senza timori né favoritismi». In ogni caso, la decisione dell'amministrazione Trump, anche in questo caso, risponde alla logica di voler costruire, con coloro che lo desiderano, istituzioni più flessibili e raggiungere nuovi accordi per governare i fenomeni internazionali. Questo è il senso della coalizione per la pace (Board of Peace) presentata a Davos la settimana scorsa, nonché della conclusione dei rapporti con l’Oms e gli altri 66 organismi internazionali abbandonati nelle scorse settimane (di cui abbiamo scritto sempre sulla Bussola), troppo intrisi di interessi lobbistici, sempre meno interessati a risolvere i problemi e diventati ricettacolo di burocrazie autoreferenziali.

La strada intrapresa dall'amministrazione Trump è chiara e nasce dall’incapacità del sistema internazionale di rispondere alle nuove problematiche e ai conflitti del XXI secolo. Trump dice in sostanza che gli USA preferiscono far da soli e collaborare con chi ne condivide la visione.

Va ricordato l’ultimo forte segnale di accentramento del potere inviato dall’Oms ai governi di tutto il mondo, con la richiesta di avere mani libere, attraverso un nuovo “trattato internazionale”, per combattere le nuove eventuali pandemie. Altrettanto chiara era stata la risposta degli USA e di diversi altri Paesi, tra cui l’Italia, che avevano respinto gli emendamenti del nuovo piano pandemico dell’Oms, emendamenti che rischiano di ostacolare indebitamente il diritto sovrano di ogni Paese ad elaborare proprie politiche sanitarie. È ben giustificato dunque il ritiro degli USA da un’agenzia che da tempo non si occupa più della salute globale, ma che piuttosto si va specializzando nella promozione di contraccezione, aborto, pretese e desideri Lgbt, eccetera. È tempo di costruire nuovi e adeguati organismi internazionali.



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