a cura di Stefano Chiappalone
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Gli ortodossi ucraini vogliono il Natale il 25 dicembre

I fedeli della Chiesa ortodossa dell'Ucraina vogliono festeggiare il Natale il 25 dicembre piuttosto che il 7 gennaio (secondo la datazione diffusa nel mondo orientale), per segnare la presa di distanze dal Patriarcato di  Mosca, in seguito al conflitto in corso da febbraio.

Il portavoce, l'arcivescovo Yevstratiy Zoria, intervistato da The Guardian, ha precisato che «non si intende forzare nessuno. Comprendiamo che questo non risolverà le cose. Personalmente ho preso questa decisione dopo aver parlato con i miei parrocchiani». Già prima della guerra un terzo dei fedeli desiderava festeggiare il Natale  il 25 dicembre. Un processo in corso almeno dal 2014, in concomitanza con l'invasione della Crimea, e teso a prendere le distanze dalla Russia anche nell'ottica di un più generale abbandono di tutto ciò che ricordasse il passato sovietico.

La Chiesa ortodossa dell'Ucraina è stata fondata nel 2018 (con a capo il patriarca Epifanio, di soli 43 anni), e riconosciuta dal Patriarcato ecumenico di Costantinopoli, per sganciarsi dalla Chiesa ortodossa ucraina che invece dipende dal Patriarcato di Mosca. Pur essendo la prima (e più recente) dovuta a una scissione "filo-occidentale", anche il patriarca della seconda, Onufrij, pur dipendendo dal moscovita Kirill, ha sostenuto l'integrità territoriale dell'Ucraina.

Al "mosaico" religioso del Paese, già lacerato dal conflitto, vanno aggiunte poi le comunità in comunione con Roma: la Chiesa greco-cattolica con a capo l'arcivescovo maggiore Svjatoslav Ševčuk, la Chiesa greco-cattolica rutena, la armeno-cattolica, e naturalmente le diocesi di rito latino che fanno riferimento all'arcidiocesi di Leopoli.

La differenza di date, per cui tradizionalmente il "Natale ortodosso" ricorre il 7 gennaio (in gran parte dei Paesi di rito orientale) è dovuta all'introduzione in Occidente del calendario gregoriano nel 1582, voluto da papa Gregorio XIII per recuperare la "sfasatura" tra il calendario giuliano (introdotto nel 46 a.C. e tuttora seguito in Oriente) e l'anno astronomico. Per recuperare il ritardo accumulato si dovettero sopprimere alcuni giorni, saltando direttamente dal 4 al 15 ottobre 1582. E fu in quella "lunga" notte che Santa Teresa d'Ávila passò dal tempo all'eternità.