Giovanni Paolo II, un anniversario nel silenzio di Tusk
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Il 21° anniversario della morte di papa Wojtyła è stato ignorato dal premier Tusk e da altri importanti esponenti del suo partito, a conferma di un anticlericalismo di fondo dell’attuale governo polacco. Lo hanno ricordato invece Nawrocki e leader stranieri, da Meloni a Trump.
Il 2 aprile 2026 è caduto il 21° anniversario della morte di san Giovanni Paolo II. Ma non tutti hanno voluto ricordare questo anniversario, come se volessero far dimenticare il Pontefice che ha cambiato non soltanto la Chiesa, ma ha dato un grande contributo al crollo del sistema totalitario comunista che teneva soggiogata una parte consistente dell’Europa, compresa la patria natia di Karol Wojtyła. È stato molto significativo il silenzio del premier Donald Tusk che governa la Polonia in coalizione con degli ex comunisti, eredi del regime comunista polacco. Anche altri importanti esponenti del partito di Tusk hanno ignorato l’evento di 21 anni prima confermando l’anticlericalismo degli attuali governanti.
All’opposto il presidente Karol Nawrocki ha voluto commemorare a Varsavia, in Piazza Maresciallo Piłsudski, il 21° anniversario della morte di san Giovanni Paolo II. Il presidente polacco ha reso omaggio al Papa deponendo una corona di fiori davanti alla Croce Papale. Nel 1979, durante il viaggio apostolico in Polonia, Giovanni Paolo II pronunciò su questa piazza una famosa omelia: «E grido, io, figlio di terra polacca e insieme io, Giovanni Paolo Il Papa, grido da tutto il profondo di questo millennio, grido alla vigilia di Pentecoste: Scenda il tuo Spirito! Scenda il tuo Spirito! E rinnovi la faccia della terra. Di questa terra!». E proprio in questo luogo il presidente ha voluto commemorare Giovanni Paolo II e ricordare il suo ruolo nella storia del Paese. «Oggi è un giorno speciale. Sono convinto e penso tra me e me quanto potente dovesse essere quest'uomo, temuto da tutto l'apparato dello Stato comunista, compresi i servizi segreti e il controspionaggio. Un uomo contro il quale hanno combattuto i servizi del più grande impero sovietico dell'epoca. Un uomo forte nella forza del suo spirito, nella forza del suo intelletto. Un uomo forte nella predicazione del Vangelo, della fede, della speranza e dell'amore, che ha sconfitto il sistema comunista e ci ha risvegliati come nazione alla libertà e alla solidarietà. Il più grande uomo che i polacchi abbiano donato al mondo intero», ha affermato Nawrocki, sottolineando la necessità di difendere l'eredità di Giovanni Paolo II.
La Croce Papale è stata spostata successivamente davanti ad una parrocchia di Varsavia. E questa croce storica, alta 25 metri, realizzata in acciaio e legno, è stata bruciata il giorno dopo l’anniversario. I vigili del fuoco dicono che l’incendio potrebbe essere stato causato dai lumi accesi sotto, ma la distruzione della Croce del Papa, un giorno dopo l’anniversario della sua morte, diventa un simbolo della situazione creata nel Paese dal governo Tusk. Tanto più significativo il messaggio pubblicato sui social media da una delle attiviste del partito di Tusk: la foto della croce avvolta dalle fiamme con una frase: «Che bella vista!».
Fortunatamente, dell’anniversario della morte di san Giovanni Paolo II si sono ricordati tanti politici, come il primo ministro Giorgia Meloni che ha reso omaggio al Papa con un messaggio su Instagram: «Il 2 aprile 2005 ci lasciava Giovanni Paolo II. È il Papa con cui sono cresciuta. Ho avuto la fortuna di incontrarlo, e una cosa mi è rimasta impressa più di tutte: il suo sguardo. E quella forza tranquilla di chi sa indicare una strada senza imporla. In fondo, quello che ha insegnato è molto semplice quanto potente: la libertà non è scegliere ciò che conviene, o ciò che è più comodo. È avere il coraggio di fare ciò che si ritiene giusto. Anche quando costa. Anche quando non è la strada più facile. È un insegnamento che torna, ogni volta che bisogna tenere la rotta. Con serietà, senza scorciatoie. A distanza di 21 anni, il suo esempio continua a parlare. Non solo nella fede, ma nel modo in cui affrontiamo le sfide di oggi, con ancora più di coraggio e più responsabilità».
Anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e la moglie Melania hanno pubblicato un messaggio forte per l'anniversario della morte di Papa Wojtyła, che è stato ignorato dai media mainstream. Gli esperti hanno osservato che non si trattava di una semplice dichiarazione di circostanza, bensì di un messaggio di grande profondità. «Oggi, Melania e io ci uniamo ai cattolici e a tutti coloro che amano la libertà in tutto il mondo per onorare l'eredità immortale di Sua Santità Papa San Giovanni Paolo II, uomo di profonda fede, leone della libertà e uno dei più strenui difensori della dignità umana di tutti i tempi», scrive il presidente. Trump ricorda che il futuro santo «formò una coscienza incrollabile, fondata sulla santità, la virtù e il coraggio morale, durante la barbara occupazione nazista della Polonia. In seguito, come sacerdote, vescovo e capo della Chiesa cattolica romana, lavorò instancabilmente come testimone di speranza, proclamando le verità eterne della fede cristiana a tutte le nazioni della Terra».
Il presidente sottolinea un importantissimo ruolo di Wojtyla negli storici cambiamenti del XX secolo: «Di fronte al socialismo ateo, alla persecuzione religiosa, all'antisemitismo e ad altre minacce alla dignità umana e alla libertà, Papa Giovanni Paolo II diede inizio a una rivoluzione morale e spirituale che portò alla sconfitta del comunismo sovietico e alla liberazione delle nazioni oppresse d'Europa. (…) Egli riaffermò con audacia l'identità cristiana e i fondamenti religiosi della civiltà occidentale, suscitando in innumerevoli cuori il bene, la verità e la bellezza».
Trump ha ricordato il primo viaggio del Papa in patria nel 1979 (un viaggio che diede il la ai cambiamenti nei Paesi comunisti), citando il suo storico sermone: «L'uomo è incapace di comprendere pienamente se stesso senza Cristo. Non può comprendere chi è, né quale sia la sua vera dignità, né quale sia la sua vocazione, né quale sia il suo fine ultimo. Non può comprendere nulla di tutto ciò senza Cristo». Alla fine del suo messaggio Trump ha incoraggiato «ogni americano a mantenere viva la memoria di Papa San Giovanni Paolo II per le generazioni a venire». Peccato che pochi giorni più tardi lo stesso Trump abbia attaccato pesantemente e incomprensibilmente un altro Papa, Leone XIV, con parole vergognose che hanno suscitato sdegno non soltanto nella Chiesa ma in tutto il mondo.
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