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Il tema

Giornata dello yoga, una pratica inconciliabile con il cristianesimo

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Il 21 giugno cade la Giornata mondiale dello yoga, istituita dall’Onu. Ma questa pratica, che si rifà ai libri sacri dell’induismo e poi al buddismo, non è un esercizio neutro. Anzi, la Congregazione per la Dottrina della Fede ha messo in guardia dal cadere in un pericoloso sincretismo.

Cultura 20_06_2026
Giornata dello yoga, 2021, Milano (ImagoEconomica)

Nel 2014 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha riconosciuto il 21 giugno come la Giornata mondiale dello yoga. Nel 2016 l’Unesco ha inserito ufficialmente lo yoga nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Nel 2017 il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni ha auspicato l’introduzione dello yoga direttamente nel programma di educazione fisica delle scuole, dove già dal 2003 lo yoga aveva diritto di cittadinanza, in virtù di un protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Istruzione e la Federazione Italiana Yoga. Queste sono le ultime tappe che rendono ufficiale il dilagare incontrastato dello yoga in tutto il mondo, specie occidentale,  fra centri formativi, palestre e luoghi di cura, scuole e università, corsi aziendali e perfino parrocchie, monasteri e comunità religiose cattoliche e cristiane.

Questa percezione dello yoga come pratica asettica universalmente benefica, per il corpo e per la mente, prese piede a partire dal 1967, quando i Beatles, all’apice del loro successo mondiale, a sorpresa andarono in India a visitare Maharishi Mahesh Yogi, il guru dalla cadillac bianca. Da allora lo yoga, e la sua stretta parente, la meditazione trascendentale, sono praticati come tecniche non-religiose e hanno dato il via all’esplosione di interesse per le forme di psicoterapia che propongono di cambiare la coscienza, dallo zen all’auto-ipnosi, dal reiki al tai-chi-chuan, a tutto l’arcipelago costantemente in espansione delle credenze New Age.

In realtà lo yoga è antichissima pratica che si rifà ai libri sacri della religione indù e poi al buddhismo, ma ormai è talmente normalizzato come esercizio neutro a-religioso che, mentre avanza l’assioma secondo cui le religioni vanno relegate tutte quante nell’ambito del privato, l’area del pensiero orientale rimane al di sopra dell’invito a diffidare. Il pass che viene dato allo yoga, e per estensione anche all’induismo, è quello che ha permesso al premier indiano Narendra Modi di esaltare lo yoga davanti a tutte le nazioni dell’Assemblea generale dell’Onu, come pratica olistica universalmente benefica che promuove l’armonia con la natura e con il mondo.

Va notato che questo primato dell’induismo è stato attentamente coltivato in ambito sovranazionale fin dal 1893, quando in occasione del primo Parlamento mondiale delle religioni, lo Swami Vivekananda (1863-1902) presentò la sua religione politeista non solo come sintesi e compimento di tutte le altre religioni, ma anche di tutta la scienza, il cui fine egli vedeva come la ricerca della fonte ultima di energia che crea e sostiene il mondo.

Così, mentre l’Occidente, a cui si debbono le scoperte scientifiche e tecnologiche che hanno reso la vita più prospera, comoda e lunga, si lascia accusare, al contrario, di averla rovinata, massificata, militarizzata, inquinata e commercializzata, e il cristianesimo ha perso contatto con il meglio della propria tradizione spirituale, l’induismo ha cominciato ad avanzare pretese di scientificità per il pensiero monista, proprio in virtù del suo rifiuto del razionalismo occidentale, disprezzato come “dualismo” meccanicistico, e della spinta a meditare il nulla aspettando dal nulla l’illuminazione dell’intelletto.

Negli anni abbiamo visto le spinte interne al sistema globalista che fa perno sull’Onu portare di fatto in direzione di una mentalità compatibile con la riduzione materialista di tutto ad uno (uomo compreso), propria del monismo e alternativa a quello che viene sempre più disprezzato come “dualismo” del pensiero occidentale. Fondamentale però per la diffusione dello yoga è la possibilità di dare ad intendere che lo yoga non sia in alcun modo incompatibile con il cristianesimo, anzi.

Ma è proprio rispetto a questo sincretismo che Joseph Ratzinger, nella Lettera su alcuni aspetti della meditazione cristiana (1989), mise in guardia, quando era prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. «Dovrà perciò essere interpretata rettamente la dottrina di quei maestri che raccomandano di "svuotare" lo spirito da ogni rappresentazione sensibile e da ogni concetto […]. Il vuoto di cui Dio ha bisogno è quello della rinuncia al proprio egoismo, non necessariamente quello della rinuncia alle cose create che egli ci ha donato e tra le quali ci ha posti. […] Sant'Agostino è, su questo punto, un maestro insigne: se vuoi trovare Dio, dice, abbandona il mondo esteriore e rientra in te stesso. Tuttavia, prosegue, non rimanere in te stesso, ma oltrepassa te stesso, perché tu non sei Dio: egli è più profondo e più grande di te. […] “Restare in se stessi”: ecco il vero pericolo. Il grande Dottore della Chiesa raccomanda di concentrarsi in se stessi, ma anche di trascendere l'io che non è Dio, ma solo una creatura» (n. 19).