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Mondiali

Flop del Pride Match

Egitto-Iran doveva essere il Pride Match con migliaia di bandiere arcobaleno per denunciare le politiche anti-LGBT di questi due Stati. Invece è stato un flop.

Gender Watch 01_07_2026

Mondiali di Calcio 2026. Venerdì scorso si è disputata Egitto-Iran. La propaganda LGBT sin da dicembre scorso l’ha dipinta come il Pride Match. Per quale ragione? Almeno due. La prima: la partita è stata disputata a ridosso dell’anniversario dei moti di Stonewall. Nel giugno del 1969 ci furono scontri tra attivisti gay e polizia, scontri iniziati presso il bar gay  Stonewall Inn a New York. Il secondo motivo riguarda Iran ed Egitto, due Stati che usano il pugno di ferro contro l’omosessualità. Insomma, avrebbe dovuto essere una protesta contro queste due nazioni poco gay friendly.

Secondo la volontà gli attivisti LGBT lo stadio avrebbe dovuto essere pieno di bandiere arcobaleno, permesse all’interno dello stadio. A questo aveva lavorato per mesi la propaganda LGBT. Risultato: solo qualche bandiera qua e là. Un vero flop. Per quale motivo?

Nella realtà le rivendicazioni LGBT interessano solo agli attivisti e a quelle aziende che non possono apparire inclusive. A tutti gli altri no. In secondo luogo chi volete che abbia comprato i biglietti per vedere Egitto-Iran? Gli egiziani e gli iraniani. E volete che costoro si mettessero a sventolare bandiere arcobaleno. Ci si potrebbe domandare: e militanti LGBT dove sono finiti? L’ideologia ha un costo che costoro non sono stati disposti a pagare: infatti il prezzo medio del biglietto per quel match si aggirava intorno ai 300-400 euro. “Diritti” gay sì, ma se non costano troppo.