Dalle urne esce una Slovenia profondamente divisa
Le elezioni parlamentari si risolvono in un testa a testa tra il partito del premier uscente, liberal-socialista, e il maggior partito di centrodestra. Ma per formare un governo si dovranno inventare coalizioni inedite.
Ieri in Slovenia si è votato per il rinnovo del parlamento, l'ultima campagna elettorale è stata un susseguirsi di colpi di scena, scandali di corruzione e accuse di ingerenza straniera, con conseguente “particolare interessamento” di Macron che ha chiesto all’Europa di attivare controllo e censura sui social, visto che il governo attuale è guidato da un liberale, Robert Golob, e sostenuto anche da socialisti e sinistre. Un totale di 15 partiti o liste congiunte si sono presentati a livello nazionale alle elezioni del 22 marzo, nelle quali si doveva superare la soglia elettorale del 4% per ottenere un seggio nell'Assemblea nazionale di 90 seggi.
Nella serata di domenica, con il 60% delle schede scrutinate, mentre gli exit polls davano il partito liberale del premier uscente Golob in leggero vantaggio sullo sfidante di centrodestra e democristiano Janša, i numeri reali registravano invece un leggero sopravanzamento del partito di opposizione SDS sui Liberali. Alle prime ore dell’alba a chiusura dello scrutinio si può prendere atto che nessuno dei due partiti avrà una maggioranza assoluta, si dovranno costruire coalizioni variegate per poter governare il Paese.
Nonostante la polarizzazione politica, vi sono alcune questioni su cui la maggior parte dei partiti concorda, come la combinazione di energia nucleare e fonti rinnovabili, ma vi sono anche questioni quali le politiche sociali e migratorie in cui il divario tra destra e sinistra non potrebbe essere più netto. Molti concordano anche sul fatto che la spesa per la difesa debba aumentare, sebbene i livelli di spesa preferiti differiscano in modo significativo. Tutti i sondaggi pre elettorali rilevavano che né il blocco di centro-sinistra guidato da Golob né quello di centro-destra ed identitario guidato dal leader dell'opposizione Janez Janša, erano in grado di ottenere la maggioranza assoluta in Parlamento.
Il leader del centrodestra, capo del governo precedente e cristiano cattolico convinto è stato descritto su The Guardian come un leader simile a «Orbán e dello stile politico di Trump che… rappresenterebbe un'ulteriore minaccia illiberale per la UE». Una narrativa tragicomica, dove il male assoluto sarebbe il leader dell’opposizione, gli scandali frutto di indebiti sortilegi esteri, mentre l’attuale premier liberale sarebbe un eroico innovatore. La realtà è ben diversa.
Dal 2022, dopo la vittoria inattesa e sorprendente del premier Golob e del suo neonato partito liberale, le riforme anticristiane, gli scandali e le conseguenti sostituzioni dei ministri si sono succeduti senza sosta. Appena preso il potere, nonostante due referendum popoplari contrari, il governo Golob ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso e la loro possibilità di adottare. Tentativo per ora fallito invece per il suicidio assistito, dopo che il referendum dello scorso novembre aveva bocciato l’iniziativa del governo di legalizzarlo.
Quanto agli scandali si era già cominciato con le affermazioni dell'ex ministro degli Interni Tatjana Bobnar, dimessasi nel dicembre 2022, secondo cui Golob avrebbe esercitato pressioni politiche, successivamente accertate, per epurare le forze di polizia dal personale ritenuto fedele al governo precedente; poi c'è stato il caso dell'edificio Litijska nel 2024, quando il ministro della Giustizia Dominika Švarc Pipan si era dovuta dimettere in seguito alle polemiche sull'acquisto di un edificio a Lubiana adibito a sede giudiziaria a prezzi gonfiati. Inoltre sin dal 2024 il premier Golob è stato oggetto di numerose indagini per potenziale conflitto di interessi, tra cui una vacanza gratuita in una villa di proprietà di una persona successivamente nominata nei consigli di amministrazione degli ospedali. Nelle scorse settimane infine, una serie di registrazioni audio trapelate e video girati di nascosto denunciano casi di corruzione tra figure di spicco legate al Movimento per la Libertà (Svoboda) di Golob e ai suoi partner di coalizione.
Le registrazioni denunciano corruzione sistemica, traffico di influenze e uso improprio di fondi pubblici, in particolare negli appalti pubblici e nelle transazioni commerciali. Ovviamente l’attuale premier, i suoi alleati europei e la grancassa della narrativa mass mediatica, invece di gridare allo scandalo e chiedere le dimissioni dell’intero esecutivo, hanno preferito denunciare la “fuga di notizie” e accusare, attraverso una scontata inchiesta giornalistica, figure di spicco della società di intelligence privata israeliana “Black Cube” e il leader dell'opposizione di centro-destra Janez Janša.
Le solite strida contro il fantomatico complotto giudaico-cristiano che avversa il “buon governo” liberalsocialista al potere. Non a caso, con il governo Golob la Slovenia è stato uno dei pochi Paesi europei a riconoscere uno Stato palestinese indipendente e lo scorso anno ha imposto per prima un embargo sulle armi a Israele nel corso della sua campagna di bombardamenti su Gaza.
Scandali ma non solo, perché l’attuale esecutivo ha mostrato un elevato tasso di ricambio, con diversi ministri chiave che hanno dovuto lasciare l'incarico. I risultati di ieri, in ogni caso, mostrano un Paese molto diviso come risultato degli anni di governo europeista e liberalsocialista.

