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Dai vescovi scozzesi parole chiare contro le zone cuscinetto

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La Scozia ha trascorso un «Natale gelido»: così la conferenza episcopale protesta per le leggi che blindano le strutture per aborti nel raggio di 200 metri e fin dentro le case private. La deriva totalitaria è dietro l'angolo.

Vita e bioetica 14_01_2026
Foto tratta da The Bishops' Conference of Scotland (https://www.bcos.org.uk/)

La conferenza episcopale scozzese il giorno dell’Epifania ha pubblicato un lungo e coraggioso messaggio pro-life intitolato A chilling Christmas for Freedom of Conscience in Scotland, ovvero «Un Natale gelido per la libertà di coscienza in Scozia».
Nel periodo natalizio, scrivono i presuli, i «cristiani di tutta la Scozia» si riuniscono attorno a una culla per «contemplare la vita di un bambino vulnerabile». Risulta quindi «inquietante» che proprio in «questa stagione» si registri il primo caso in Scozia di una persona «accusata» ai sensi della nuova «legge sulle zone cuscinetto».

Ed effettivamente un’anziana scozzese, Rose Docherty (75 anni) è stata arrestata tempo fa per aver pregato, da sola, a Glasgow, nei pressi del Queen Elizabeth Hospital. Rilasciata, risulta ancora oggi sotto inchiesta e in attesa di processo! Per la Chiesa cattolica questa legge «pro-aborto» comprime la «libertà di espressione e di coscienza», e  cancella le «voci critiche» dal dibattito democratico «nella sfera pubblica».

Infatti il cosiddetto «Abortion Services (Safe Access Zones)» stabilisce delle aree protette «fino a 200 metri attorno alle strutture per l’aborto», strutture ed ospedali che attualmente ammonterebbero a «30 sedi» in tutto il paese. All’interno di queste zone, qualsiasi condotta che secondo un giudice abbia la volontà o la capacità di «influenzare una decisione sull’aborto» può essere «criminalizzata». 

A scanso di equivoci, i presuli aggiungono che la Chiesa cattolica «non approva molestie o intimidazioni» e le giudica «sbagliate e inaccettabili». Ma non è la repressione di queste condotte biasimevoli, notano i vescovi  l’autentica «intenzione della legge».
La Scozia ha già «leggi solide» per affrontare «molestie, disordini pubblici e comportamenti minacciosi» e la stessa polizia scozzese, secondo i capi della Chiesa, avrebbe dichiarato che «i poteri e i reati esistenti» sono sufficienti per affrontare «qualsiasi comportamento illecito» nelle vicinanze dei «centri sanitari». Dunque se dei parlamenti introducono nuovi «reati penali» quando la legge esistente è «già sufficiente», ciò dovrebbe sollevare domande e «suonare campanelli d’allarme».

Lo scopo del governo scozzese pare proprio quello di ostacolare la cultura pro-life, minacciando, spaventando e stigmatizzando chi è contrario all’aborto. Per i vescovi questa pseudo-legge a tutela della libertà della donna, è «sproporzionata e antidemocratica» e giuridicamente rappresenta «l’eccesso di potere dello Stato» che limita le «libertà fondamentali».
Del resto, proseguono, la questione della «libertà di coscienza dei cittadini» è decisiva, «indipendentemente dalle opinioni sull’aborto».
«La documentazione ufficiale che accompagna la legge» aggiunge il messaggio, prevede esplicitamente la criminalizzazione del «pregare udibilmente» e delle stesse «veglie silenziose».

La legge poi si estenderebbe alle stesse «abitazioni private» all’interno delle «zone designate». Un manifesto pro-life esposto in una vetrina, una conversazione ascoltata dalla polizia, una preghiera recitata da una finestra: «tutto ciò potrebbe», secondo i vescovi, «rientrare nell’ambito della sanzione penale».
Parole forti come macigni per denunciare la piega censoria e totalitaria che stanno prendendo le politiche odierne degli Stati d’Occidente. Tendenze oscurantiste che qualunque liberale e libertario, di destra o di sinistra, dovrebbe denunciare: ma che solo dei "conservatori cattolici" hanno il coraggio di sbattere in faccia a governi sempre più ostili e tirannici.