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Così Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetica

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Due vite parallele, una lettera e un romanzo che inizialmente nessuno voleva pubblicare, ma che attirò l'attenzione del già celebre autore di Ipotesi su Gesù. Ne venne fuori una trentennale amicizia tra due grandi firme dell'apologetica, fondata su una sintonia più forte di qualche screzio che pure non mancò.
- "Non era un apologeta", la sciocchezza di Avvenire, di Riccardo Cascioli

Attualità 07_04_2026
Stefano Capra - imagoeconomica

Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo inviai a Vittorio Messori, di cui avevo letto il famoso Ipotesi su Gesù, con una lettera in cui brevemente elencavo tutte le mie disavventure di convertito. In capo a pochi giorni ricevetti una telefonata: era lui, entusiasta del mio scritto ma soprattutto stupito di quanto il mio percorso personale fosse simile al suo.

Nacque lì una strettissima amicizia sorta dalla constatazione singolare di due vite parallele, quantunque lui avesse dieci anni più di me. Scoprimmo anche una comune passione per l'astrologia (sì, proprio lui, e sua moglie), e cominciò da parte mia il viavai per Milano dove lui allora risiedeva. Si impegnò perché il mio romanzo venisse pubblicato, senza riuscirci. Sì, proprio lui. Ma a me non importava: il numero uno dell'apologetica aveva apprezzato il mio lavoro e tanto mi bastava. Se il numero uno aveva detto sì, era segno che tutti gli altri non capivano niente. Solo quando il mio nome, grazie a lui, divenne noto si decisero a pubblicare il mio L'inquisitore. Che ebbe quattro edizioni in italiano, più sei in altrettante lingue straniere e recentemente è stato riedito nei Gialli Mondadori.

Quantunque lui fosse dell'Ariete (ascendente Ariete!) e io Scorpione, la sintonia era, misteriosamente, perfetta. A tarda sera, ogni sera, un'ora di telefonate vicendevoli per commentare, aggiornarci, scambiare intuizioni e trouvaille storiche. Quando non aveva tempo per un libro che avrebbe voluto scrivere subentravo io. Fu così che nacque Il quadrato magico (bestseller che, strano a dirsi, spopolò tra i massoni, non certo per il contenuto apologetico ma per le ricchezze simboliche numerologiche di cui sono ghiotti; fu anche motivo di una cordiale conversazione in treno tra me e Umberto Eco). Lo stesso per Gli occhi di Maria, sui prodigi mariani in Italia durante l'invasione napoleonica, fenomeno che aveva incuriosito perfino Renzo De Felice ma di cui i cattolici nulla sapevano. Ogni volta, però, erano scenate da parte sua per la mia, secondo lui, mancanza di precisione “piemontese”, derivata, sempre secondo lui, dal mio “circiterismo” meridionale.

Ero presente quando firmò il contratto per l'intervista a Giovanni Paolo II, bestseller internazionale come il precedente Rapporto sulla fede con Ratzinger (Messori non dimenticò mai di essere soprattutto un giornalista, da qui le sue geniali interviste). Ero presente quando, con giornalisti al seguito, viaggiammo per la Spagna sulle orme de Il miracolo di Calanda. C'era anche Travaglio, seduto accanto a me in aereo. Ma sarebbe troppo lungo elencare i fatti di trent'anni di amicizia e collaborazione.

Naturalmente, litigammo più volte, dati i rispettivi caratteri, anche con reciproci insulti sanguinosi. Proprio per questo declinai i suoi inviti reiterati a trasferirmi vicino a lui. E feci la cosa giusta. A volte per continuare a volersi bene giova mantenere una ragionata distanza. Per esempio, quando fu la volta di Lourdes, cronaca di un mistero, di René Laurentin prefato da Messori, affinché lo traducessi “bene” dal francese mi regalò una copia del Petit Robert, celebre dizionario franco-italiano. E malgrado tutto (causa la prosa contorta del famoso mariologo) scivolai su una vieille (vecchia) che scambiai per veille (vigilia). Seguì scenata e mia esclusione da una puntata di Porta a Porta sul tema.

Ma lui è stato il mio talent scout, l'unico che si fosse accorto delle mie potenzialità di apologeta in un mondo di mediocri, mondo che, senza di lui, prosegue nella sua insignificanza tra gelosie, divergenze d'opinione, clericalismi. Speriamo che il Signore trovi chi lo sostituisca.



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