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SPERANZE

Corea denuclearizzata, l'offerta di Kim

Il dialogo fra le due Coree, aperto in occasione delle Olimpiadi di PyeongChang, prevede una nuova tappa il prossimo aprile, anche con un contatto diretto fra i due presidenti. La Corea del Nord propone la sua rinuncia al programma nucleare in cambio di garanzie di sicurezza. Sarà sincero Kim Jong-un? E cosa chiederà in cambio?

Esteri 08_03_2018
Kim Yong-nam (S) e Kim Jong-un (D)

Kim Jong-un sembra pronto a rinunciare al nucleare a patto che la sicurezza della Corea del Nord sia garantita e non vi siano minacce contro il regime. Pyongyang si dichiara quindi disponibile a discutere il congelamento dei test nucleari e missilistici se gli Stati Uniti acconsentiranno a colloqui diretti.

Il dialogo tra le Coree, riaperto prima delle Olimpiadi invernali di PyeongChang, prosegue quindi con un’agenda che consegue progressi rilevanti rispetto al clima di “quasi guerra” di pochi mesi or sono. Kim ha dato il via libera a un incontro, a fine aprile, con il presidente sudcoreano Moon Jae-in il cui portavoce ha riferito che "il Nord ha chiaramente affermato il suo impegno per la denuclearizzazione della Penisola coreana e ha detto che non avrebbe motivo di possedere armi nucleari se venisse garantita la sicurezza del suo regime e rimosse le minacce militari contro la Corea del Nord". Il summit, il terzo fra presidenti delle due Coree, si svolgerà nell'area smilitarizzata di Panmunjon, al confine fra le due Coree. Il consigliere per la sicurezza nazionale di Seul, Chung Eui-yong, al rientro da Pyognyang ha illustrato i dettagli del programma e ha reso noto che verrà istituito un collegamento telefonico diretto fra i presidenti delle due Coree. La prima conversazione telefonica fra i due leader avverrà prima del summit.

La supposta svolta del leader nordcoreano ha riscosso consensi diffusi anche se di diversa ampiezza. Moon ha assicurato ai leader dei cinque principali partiti che non ridurrà le sanzioni imposte alla Corea del Nord. “Il nostro scopo è la denuclearizzazione,” ha precisato il presidente sudcoreano, prevedendo per lo smantellamento delle sanzioni una tabella di marcia non immediata. “Non ci possiamo accontentare della non-proliferazione o congelamento nucleare”. Ieri il presidente della Corea del Sud ha frenato ulteriormente gli entusiasmi affermando che "è troppo presto per essere ottimisti perché siamo solo alla linea di partenza”.

Il presidente Donald Trump ha giudicato come "molto positiva" l'apertura della Corea del Nord alla sua denuclearizzazione in cambio di garanzie sulla sua sicurezza. "Penso che siano sinceri e credo lo siano anche a causa delle sanzioni e di ciò che stiamo facendo nei riguardi della Corea del Nord, incluso l'enorme aiuto che ci è stato dato dalla Cina" ha detto. I colloqui diretti fra Corea del Nord e Usa restano per ora incerti. Secondo Kang Kyung-wha, ministro sudcoreano degli Esteri, i due Paesi sarebbero pronti al dialogo e “quindi la missione ora è capire come portare le due parti insieme”. Tuttavia, nonostante Trump abbia definito gli sviluppi come “progressi positivi” su twitter, la Casa Bianca rinnova le accuse verso a Pyongyang per la morte del fratellastro di Kim Jong-un, Kim Jong-nam, e promette nuove sanzioni.

Più scettico il governo nipponico. "Il Giappone continuerà a esercitare la necessaria pressione sulla Corea del Nord fino allo stop unilaterale del suo programma missilistico e nucleare, nonostante i recenti proponimenti espressi dal regime di Pyongyang sul processo di denuclearizzazione, nel corso delle trattative con il sud" ha detto il capo di Gabinetto Yoshihide Suga, confermando l'atteggiamento di cautela manifestato dal premier Shinzo Abe. Suga ha sottolineato l'importanza del coordinamento delle diplomazie di Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud, aggiungendo che Tokyo continua a sostenere la posizione del vice presidente Usa Mike Pence nel considerare tutte le opzioni valide, inclusa quella militare.

Non è la prima volta che la Corea del Nord mette sul tavolo l'ipotesi di uno stop al programma nucleare in correlazione ad un disimpegno militare degli Stati Uniti dalla penisola ma questa volta dietro l’annuncio di Kim potrebbe esserci Pechino (che ha sempre indicato la via dei negoziati come unica percorribile per risolvere la crisi), come sembra trasparire anche dal riconoscimento che Trump ha pubblicamente espresso del ruolo cinese. Resta però da chiarire quali siano le garanzie di sicurezza che Pyongyang chiede per congelare o i suoi programmi atomico e missilistico o per rinunciare addirittura alle armi nucleari. Molto probabile che sul piatto della bilancia finiscano le forze statunitensi in Corea del Sud (quasi 30 mila militari con centinaia di mezzi da combattimento terrestri, elicotteri e 60 cacciabombardieri) il cui ritiro, o anche solo il sostanziale ridimensionamento, rappresenterebbe un importante successo non solo per Pyongyang ma anche per la strategia di espansione perseguita da Pechino.