• COMUNISMO CINESE

Cina, guerra fredda sulle olimpiadi invernali

Usa, Regno Unito, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Lituania boicottano ufficialmente le OIimpiadi di Pechino. Troppe le violazioni dei diritti umani in Cina e troppo importanti i motivi di tensione con il regime cinese. Dall'Ue, invece, si leva solo una critica al boicottaggio da parte di Macron. E l'Italia manda il sindaco di Milano.

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Da ieri, anche il Regno Unito e il Canada hanno aderito al boicottaggio ufficiale delle Olimpiadi invernali di Pechino che si terranno il prossimo febbraio 2022. I due Paesi anglosassoni si uniranno ad una protesta internazionale, partita dagli Stati Uniti e già estesa anche ai governi di Australia, Nuova Zelanda e Lituania. I cinesi rispondono con dichiarazioni velatamente minacciose. E Macron, dalla Francia, snobba l’iniziativa statunitense. Anche dal resto dell’Ue non arriva alcun segnale di adesione alla protesta. Anzi.

La protesta è nata dagli Usa, che sono in prima linea nella nuova guerra fredda nel Pacifico ed hanno annunciato il boicottaggio lunedì. Tante le questioni sul tappeto che hanno indotto l’amministrazione Biden a farsi promotrice dell’iniziativa. Benché non dichiarato, il motivo di fondo è sempre il Covid-19. Anche l’amministrazione democratica, dopo aver sparato a zero sull’atteggiamento anti-cinese di quella repubblicana, ha condotto le sue indagini ed espresso i suoi dubbi sull’origine del virus e sulle responsabilità (se non altro di omissione) del regime comunista cinese. Taiwan è un’altra questione sul tappeto: gli Usa hanno promesso di difenderla e, nonostante non ne riconoscano più il governo dal 1979, Biden l’ha invitata al Summit delle Democrazie che si conclude oggi. La repressione degli uiguri nello Xinjiang è una violazione dei diritti umani troppo grande per essere ignorata ancora. Proprio ieri, il Tribunale Uiguro di Londra, un’associazione informale, dotata però di un’ottima documentazione di prima mano, ha stabilito che la repressione ha il carattere di un genocidio: il regime cinese impedisce letteralmente agli uiguri di nascere, con una vasta campagna di sterilizzazioni forzate su base esclusivamente etnica. Infine, ma non da ultimo, sul fronte sportivo pone seri interrogativi la scomparsa della tennista cinese Peng Shuai, sparita nel nulla dopo che aveva trovato il coraggio di denunciare abusi sessuali subiti dal vicepremier cinese. Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Biden, dopo molte riluttanze ha annunciato che gli Usa, pur mandando gli atleti, non avrebbero inviato a Pechino, ad assistere ai giochi, alcuna delegazione politica o diplomatica.

Le nazioni che si sono unite al boicottaggio hanno ciascuna un proprio valido motivo. Per il Canada, ad esempio, pesa ancora la detenzione arbitraria di due suoi cittadini nelle prigioni cinesi, durata tre anni, conclusa solo il 24 settembre scorso con il loro rilascio. I due canadesi, che vivevano in Cina, Michael Kovrig e Michael Spavor, erano stati incarcerati nel 2018 subito dopo l’arresto, in Canada di un’alta dirigente della Huaweii, Meng Wanzhou, fermata per conto delle autorità degli Stati Uniti che l’avevano accusata di spionaggio industriale. Evidentemente era una rappresaglia. L’Australia, negli ultimi due anni, è impegnata in un confronto molto duro con la Cina. Ha anche subito sanzioni economiche da parte di Pechino, perché chiedeva con vigore di saperne di più sulle responsabilità politiche a causa della diffusione della pandemia di Covid-19. Per gli stessi motivi, la Nuova Zelanda è ai ferri corti con la Cina. Il Regno Unito, infine, è direttamente coinvolto nella crisi di Hong Kong. Con la repressione del dissenso (ieri è stato condannato l’editore e imprenditore cattolico Jimmy Lai, per aver partecipato alla veglia di Tienanmen, ora illegale), Pechino ha violato i patti stipulati nel 1984 in vista della restituzione. Il Regno Unito, oltre a promettere asilo ai perseguitati di Hong Kong con passaporto britannico, ha anche mostrato i muscoli, inviando nei mesi scorsi, nel Pacifico, una squadra navale, centrata sulla nuova portaerei Queen Elizabeth. Solo la Lituania aderisce per motivi ideali, unica in tutta l’Ue. Nata da una rivoluzione pacifica contro l’Urss, la Lituania agisce nel nome della lotta al comunismo e ai nuovi totalitarismi, motivo per cui il suo parlamento ha riconosciuto la natura genocida della repressione degli uiguri e, a Vilnius, Taiwan ha aperto la sua sede diplomatica.

Silenzio da parte del resto dell’Ue. Anzi, l’unica voce che si leva è una nota di disprezzo, da parte del presidente francese Emmanuel Macron. Ha definito questo tipo di boicottaggio “insignificante”: «Io non penso che si debbano politicizzare queste materie, specialmente con gesti che sono solo simbolici ed insignificanti». Per il presidente francese un vero boicottaggio dovrebbe includere anche il ritiro della squadra olimpionica. Nel merito ha ragione, ma la Francia non aderisce per nulla al boicottaggio, inviando sia sportivi che politici, per cui la critica assume un carattere ostile e non propositivo. La Francia ha interessi contrapposti rispetto a quelli degli Usa e del Regno Unito, come si deduce anche dall’ultimo braccio di ferro iniziato a seguito della firma dell’Aukus. Il trattato per la condivisione di tecnologie per la sicurezza nel Pacifico, infatti, prevede che Regno Unito e Stati Uniti aiutino l’Australia a costruire una propria flotta di sottomarini nucleari e ha causato l’annullamento del contratto con cui la Francia si apprestava a vendere i suoi sottomarini classe Barracuda alla marina australiana. È seguito un periodo di gelo fra Usa e Francia che solo gli incontri del G7 e poi la conferenza di Glasgow hanno aiutato a sciogliere. Ma non del tutto.

Nota a margine della geopolitica: l’Italia, anche dopo la fine del governo Conte, il più filo-cinese della nostra storia recente, non mostra alcun interesse a boicottare le Olimpiadi cinesi. Anzi, l’acclamato sindaco di Milano, Giuseppe Sala, sarà presente a Pechino, pronto a ereditare i prossimi giochi che si terranno nella capitale meneghina e a Cortina.

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