• LA STORIA SI RIPETE

Ci risiamo col razionamento alimentare

La nostra è una nuova era di razionamento alimentare. Ma, questa volta, non violento: dolce, volontario, con il sorriso e l’entusiasmo di chi pensa di costruire un mondo migliore. Nessuno ci impone queste limitazioni: facciamo tutto da soli.

C’è un autore che, prima o poi, dovrò mettermi a studiare: Giambattista Vico (1668 – 1744). Tra i vari colpi di genio di quest’autore, c’è la famosa teoria dei corsi e ricorsi storici: l’uomo è destinato a ripetere la storia e, con essa, i suoi errori e orrori.

Pensavo proprio a Vico leggendo delle restrizioni che il fascismo ha imposto agli italiani con lo scoppio della guerra. Le tessere annonario garantivano (teoricamente) 200 grammi di pane al giorno, 2 chili di pasta al mese e una certa (scarsa) quantità riso, patate, carne, olio e zucchero. «Se mangi troppo» recitava uno slogan fascista «derubi la patria». Il razionamento portò ad una fame diffusa, con le conseguenti carenze. E, ovviamente, ci fu chi trovò il modo di guadagnarci: torme di usurai fecero sorgere un mercato nero di generi alimentari; prosperò il contrabbando. I razionamenti furono imposti grazie al fatto che il fascismo era un regime totalitario; e furono giustificati dallo sforzo bellico.

I razionamenti alimentari tornarono anche in seguito. Ad esempio, nella Polonia sovietica. A più riprese, con un picco durante le leggi marziali, il regime polacco impose il razionamento dei generi alimentari, che potevano essere acquistati solo tramite un talloncino. I talloncini erano personali e indicavano una dose precisa di zucchero, carne, cioccolato eccetera. Credo che tutti abbiamo visto le lunghe file davanti ai negozi vuoti di quel periodo della storia polacca. Anche in quel caso, c’era la giustificazione (la guerra fredda) e il mezzo (un regime totalitario) per imporre questi razionamenti. Anche in quel caso, fu la fame e l’accaparramento usuraio da parte di pochi privilegiati, che si arricchirono sulla fame del popolo.

Ma quelli erano vecchi tempi, tempi orwelliani, nei quali il totalitarismo veniva imposto con la violenza. I nostri sono tempi più moderni, tempi huxleyani: la violenza non va più di moda. Anche questo passaggio era stato previsto da Orwell: «È arrivato il momento, per te, di compiere l'ultimo passo. Tu devi amare il Grande Fratello. Obbedirgli non basta, lo devi amare». Non c’è più bisogno che un regime totalitario ci imponga con la violenza il razionamento: ci razioniamo il cibo da soli; e con grande entusiasmo.

Ad esempio, rinunciamo del tutto al consumo di carne. Promosso a più non posso dall’American Humanist Association, il braccio armato della chiesa unitariana, è ormai diventato comune il veganesimo. Si, sono gli stessi che – attraverso l’Unione Atei Agnostici razionalisti – propone il Darwin Day in Italia (piccolo, il mondo, eh?). Buona parte della popolazione, ormai, rinuncia volontariamente e con grande entusiasmo a cibarsi di uno degli alimenti più nobili e necessari.

Non solo. L’Unione Europea ha dato il via libera per l’alimentazione a base di insetti: né il fascismo, né il comunismo erano mai giunti a tanto. In prima fila nella propozione di questa nuova «cultura alimentare» troviamo la Società Umanitaria. Sarà una semplice assonanza?

Adesso abbiamo la Giornata Mondiale contro lo Spreco, promossa dalla FAO. Ha destato un certo scalpore l’iniziativa dello chef stellato Carlo Cracco che, nel suo ristorante in galleria a Milano, ha servito mezza (o due terzi di) pizza. La FAO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura, con sede a Roma, fondata nel 1945 da lord Boyd Orr che ne fu il primo presidente. Casualmente fu anche massone e membro della Associazione Umanista del regno Unito; insieme a sir Julian Huxley, fratello di Aldous (autore de Il mondo nuovo) e fondatore dell’UNESCO, l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura; e al dottor Broke Chisholm, fondatore dell’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Ancora coincidenze...

La nostra è, dunque, una nuova era di razionamento alimentare. Ma, questa volta, non violento: dolce, volontario, con il sorriso e l’entusiasmo di chi pensa di costruire un mondo migliore. Nessuno ci impone queste limitazioni: facciamo tutto da soli.

Anche in questo caso, il razionamento è giustificato da una guerra. Questa volta siamo in guerra contro i cambiamenti (naturali) del clima, e contro un pericolosissimo virus letale (l’influenza). Ma, a differenza degli esempi precedenti, non siamo in un regime totalitario. Siamo liberi di muoverci e di esprimerci come vogliamo, il nostro domicilio è sacro e inviolabile, nessuno controlla i nostri spostamenti e ciò che diciamo e scriviamo. Nessuno ci censura, nessuno manda in galera o in ospedale psichiatrico i dissidenti; nessuno usa gli ordini professionali per controllare medici, psicologi…

Siamo in un regime libero e democratico. O forse no?