Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Sant’Agostino di Canterbury a cura di Ermes Dovico
PRESA SOLEDAR

Cade la roccaforte ucraina: i russi avanzano in Donbass

L’annuncio ufficiale della caduta di Soledar (che Kiev non ha ancora ammesso) rende ancora più precaria la situazione delle truppe ucraine nella regione di Donetsk. Gli angloamericani minimizzano, ma le perdite umane sono altissime. E Zelensky si trova a dover fronteggiare anche il fronte bielorusso.

Esteri 14_01_2023

L’annuncio ufficiale della caduta di Soledar, roccaforte ucraina lungo la linea difensiva della regione di Donetsk, è stato diramato dal ministero della Difesa russo solo ieri mattina. «La liberazione della città di Soledar dalle formazioni militari ucraine è stata completata giovedì sera ed è importante per la continuazione delle operazioni offensive di successo nella direzione di Donetsk poiché il pieno controllo su Soledar consente di interrompere le rotte di rifornimento delle truppe ucraine nella città sud-occidentale di Artemovsk» (che gli ucraini chiamano Bakhmut).

Ventiquattro ore prima il capo dei contractors del Gruppo Wagner, Evgenij Prigozhin, i ci combattenti hanno un ruolo dui primo piano nelle operazioni corso nel settore di Donetsk, aveva annunciato su Telegram il successo russo nella città contesa da mesi.

Kiev non ha ancora ammesso la caduta della città aggrappandosi a qualche sacca di resistenza ancora attiva fino a ieri ma almeno un tentativo di contrattacco ucraino è stato stroncato dalle forze russe che a Soldar avrebbero catturato diverse centinaia di militari nemici rimasti circondati dopo la manovra a tenaglia effettuata dai contractors del Gruppo Wagner, dalle truppe aeromobili russe e dalle milizie della Repubblica popolare di Donetsk.

Tra i prigionieri vi sarebbero molti feriti, malati, sotto shock e numerosi casi di ipotermia e congelamenti. A Soledar la situazione per gli ucraini era apparsa disperata già da alcuni giorni dopo che le forze russe avevano conquistato alcuni villaggi a nord e a sud della città lasciando così solo un corridoio di fuga a ovest per il ripiegamento della guarnigione ucraina ancora schierata nel centro città, stimata tra i 500 e mille combattenti. Un corridoio che i russi hanno chiuso la notte del 10 gennaio imbottigliando i resti della guarnigione ucraina come è emerso anche da alcuni video girati da militari di Kiev riusciti a uscire dalla sacca prima che venisse chiusa dalle truppe russe.

Pochi i dettagli fatti filtrare dalle autorità di Kiev e dai media europei e italiani, generalmente poco propensi a raccontare le sconfitte ucraine e che neppure ieri parlavano della battaglia di Soledar come di una sconfitta per Kiev e per tutta la linea difensiva ucraina nella regione di Donetsk. A determinare il crollo della difesa ucraina avrebbero contribuito i raid dell’Aeronautica Russa che ieri hanno colpito senza sosta le aree di Soledar ancora in mano agli ucraini stroncando i tentativi di contrattacco. 

Circa le perdite subite dagli ucraini in questa battaglia fonti indipendenti russe citano report che riportano circa 6/7 mila morti e 18 mila feriti riferendo che nel dedalo di gallerie delle miniere di sale sono stati trovati molti corpi abbandonati, come accadde nei sotterranei dell’acciaieria Azovstal a Mariupol. Da fonti militari ucraine si stima che la battaglia di Soledar sia costata a Kiev circa 14 battaglioni, fonti citate da Russia Today riferiscono addirittura di 20/25 mila morti e feriti dall’autunno scorso.

Per Yan Gagin, esperto di politica militare e consigliere del governo della repubblica popolare di Donetsk, le perdite ucraine raggiungono le 5 brigate senza contare i numerosi “mercenari” stranieri coinvolti nella battaglia. Dati che è impossibile al momento verificare.

Per smorzare l’impatto della sconfitta, Kiev ha tentato di sminuire l’importanza di Soledar che invece resta fondamentale per la tenuta della cosiddetta “seconda linea difensiva del Donbass”, costruita tra Soledar, Bakhmut e Siversk negli otto anni in cui ucraini di Kiev e secessionisti del Donbass si sono preparati a uno scontro su vasta scala.

Anche gli anglo-americani hanno cercato di ridurre l’impatto della vittoria russa. A Washington il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale, John Kirby, ha affermato che “i combattimenti nell’est dell’Ucraina sono stati aspri e feroci” aggiungendo che se Bakhmut “dovesse cadere” in mano russa, questo “non avrà un impatto strategico” sulla guerra e “non fermerà” gli ucraini nel loro sforzo per la riconquista dei territori occupati. 

In realtà la caduta di Soledar rende ancora più precaria la situazione delle truppe di Kiev a Bakhmut (Artemovsk), 10 chilometri più a sud, la cui caduta potrebbe essere imminente e imporrebbe agli ucraini di ritirarsi rapidamente anche da Siversk verso un’ultima linea difensiva nella regione di Donetsk, tra Slovyansk e Kramatorsk.

Ieri le forze filo-russe di Donetsk hanno reso noto che le truppe ucraine non possono più muoversi da e verso la città di Bakhmut, di fatto circondata dalle truppe russe con una manovra a tenaglia simile a quella attuata a Soledar che ha portato nelle ultime 72 ore alla caduta di diversi villaggi circostanti. L’esercito ucraino sembra pagare il conto di una gestione politica delle operazioni nel Donbass che non ha tenuto conto dell’inutile sacrificio di tante brigate e di un gran numero di armi e mezzi forniti dall’Occidente in un contesto tattico svantaggioso per gli ucraini.

Come è emerso anche dai reportages di alcune testate statunitensi, le truppe di Kiev avrebbero dovuto optare per una ritirata che avrebbe consentito loro di trincerarsi su linee più favorevoli e risparmiare le spaventose perdite subite in questi mesi.

La decisione del presidente Volodymyr Zelensky di non cedere un solo metro di territorio ha costretto l’esercito ucraino ad alimentare il fronte in questo settore con un continuo afflusso di brigate sottratte ad altri fronti quali Kherson e Zaporizhzhia. Le stime riferiscono di 12/15 mila caduti da agosto a Bakhmut che aggiunti alle perdite stimate dai russi a Soledar portano a 40 mila i morti e feriti ucraini in questo settore. 

Certo, si tratta di numeri da prendere con le molle come tutti quelli che vengono forniti dai belligeranti ma anche fonti militari ucraine avevano espresso anonimamente critiche e perplessità per i sacrifici inutili imposti ai militari.

Un militare ucraino della 46a brigata Aeromobile che combatte nel settore di Soledar ha detto anonimamente aveva riferito nei giorni scorsi alla CNN che la situazione nella città orientale ucraina è “critica” e il bilancio delle vittime è ora così alto che “nessuno conta i morti. Tutti capiscono che la città sarà abbandonata. Voglio solo capire qual è il motivo per continuare a combattere casa per casa. Perché morire, se la lasceremo comunque oggi o domani?”

Nei giorni scorsi erano circolate voci circa le reiterate pressioni dei vertici militari ucraini, in testa il capo di stato maggiore, generale Valery Zaluzhnyi, per indurre Zelensky ad autorizzare il ritiro da Soledar e Bakhmut. Sforzi vani che ricordano, corsi e ricorsi storici, quelli attuati dai generali tedeschi per indurre Adolf Hitler ad autorizzare il ritiro delle truppe da diversi settori del fronte orientale su posizioni meglio difendibili.

La difesa a oltranza di territori la cui difesa comporta prezzi eccessivi da pagare non ha alcun senso in termini militari anche se può averlo in termini simbolici e politici. Lo sanno bene anche i russi che con le ritirate dei mesi scorsi hanno perso il controllo della regione di Karkhiv e delle aree di Kherson a nord del Dnepr, non senza polemiche anche feroci a Mosca ma ottenendo però il vantaggio di accorciare il fronte compensando la superiorità numerica degli ucraini e di consolidare le linee difensive. 

L’impatto di queste battaglie, oltre a favorire una nuova avanzata russa in Donbass, rischia di essere pesante per le truppe ucraine, già provate da perdite altissime e dalle difficoltà logistiche nel mantenere in servizio così tanti equipaggiamenti di tipo, modello e origine diversa.

Il rischio che le forze di Kiev abbiano perso l’iniziativa viene del resto evidenziato da vice capo della direzione operativa dello stato maggiore delle forze armate ucraine, il generale di brigata Alexei Gromov, che prevede nel prossimo futuro che le truppe russe tenteranno di conquistare l’intero territorio della regione di Donetsk per poi tentare di occupare parte della regione di Zaporizhzhia.

Inoltre, il presidente Zelensky ha chiesto ai militari di tenersi pronti a fronteggiare un attacco proveniente dalla Bielorussia, dove i russi continuano a concentrare forza che su addestrano congiuntamente con quelle di Minsk. Difficile dire se tali forze penetreranno di nuovo in Ucraina dalla Bielorussia o se la loro presenza ha il solo scopo di tenere impegnate truppe ucraine diversamente schierabili sui fronti più caldi del sud-est.