Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
Santa Caterina da Siena a cura di Ermes Dovico
controcorrente

Bolloré sfida il pensiero unico e apre la campagna per l'Eliseo

Ascolta la versione audio dell'articolo

Si chiama Institut de l'Esperance il think tank del magnate dell'editoria che continua a infrangere i dogmi progressisti. L'obiettivo dichiarato è orientare il dibattito in vista delle presidenziali del 2027 con un programma di "governo ombra", proposte identitarie e nessuna paura di scontrarsi sui temi etici.

Esteri 29_04_2026

Vincent Bolloré, il magnate da dieci miliardi di euro che ha già ridisegnato i confini dell’editoria e della televisione europea, ha deciso di scendere in campo nel dominio più scivoloso e decisivo: quello dell’egemonia culturale. Al XVI arrondissement di Parigi, al civico di Boulevard de Montmorency dove batte il cuore della Compagnie de l’Odet, lo scorso 11 aprile 2025 è avvenuta una genesi silenziosa destinata a provocare onde d’urto senza confini. È Bloomberg  News che, in queste ore, ha dato per primo la notizia della nascita dell’Institut de l’Espérance — l’Istituto della Speranza — un laboratorio di pensiero con l’obiettivo dichiarato di orientare il dibattito culturale e politico in vista delle presidenziali del 2027.

L’iniziativa aggiunge un nuovo livello istituzionale al già formidabile ecosistema mediatico di Bolloré, che comprende Europe 1, CNews, il colosso editoriale Hachette, Le Journal du Dimanche e una posizione di dominio assoluto nella nuova configurazione indipendente di Canal+.
Secondo quanto riportato nei documenti di registrazione, la sua missione è quella di riunire persone con idee affini per promuovere «soluzioni di buon senso» alle sfide contemporanee, fondate sul bene comune e guidate da voci competenti, coraggiose e determinate per costruire un’infrastruttura intellettuale.

Non è la sortita isolata di un miliardario annoiato, ma il frutto di una strategia corale orchestrata da un’imprenditoria che ha smesso di scusarsi per la propria fede. Accanto a Bolloré c’è, infatti, Jean-Christophe Thiery. Timoniere delle edizioni Louis Hachette e figura chiave di CNews, Thiery è il grande architetto che ha tradotto la visione di Bolloré in una corazzata mediatica capace di rompere il monopolio del pensiero progressista. È stato lui a dimostrare che il sacro può dominare gli ascolti, sdoganando la dottrina in prima serata con programmi come En quête d’esprit — Alla ricerca dello Spirito. Un caso unico nella TV generalista: una trasmissione che, da sei anni, parla di miracoli e radici cristiane con rigore, contrastando il relativismo assoluto e la cultura woke. La forza d’urto del programma è emersa con prepotenza quando, circa due anni fa, ha presentato l’aborto come la «principale causa di morte nel mondo», ponendolo statisticamente al di sopra dello stesso cancro. Un’affermazione che ha scatenato l’immediata levata di scudi del governo Macron e il pugno di ferro dell’Arcom, culminato in una sanzione da 50.000 euro e nell’obbligo per il canale di presentare scuse pubbliche.

A dare profondità storica al nuovo think tank interviene Guillaume Zeller, che avrà il ruolo di segretario generale dell’Istituto. È giornalista di razza, già direttore di CNews, Zeller è l’intellettuale che ha saputo trasformare un canale all-news in una piattaforma di dibattito identitario, fornendo l’armatura dottrinale utile ad infrangere il soffitto di cristallo del politicamente corretto.
Con loro c’è, poi, Philippe Royer. Imprenditore e manager, ha fondato Imprenditori e Leader Cristiani. Agisce come un evangelizzatore dell’economia, parlando alla classe dirigente con la forza di chi crede che il profitto senza etica sia sterile. «Un imprenditore cristiano è un leader pieno di speranza. Ci incontriamo ogni mese per riflettere, condividere e pregare», spiega Royer. «Ci impegniamo ad applicare i nostri valori cristiani nelle nostre attività per garantire coerenza tra la nostra vita personale, professionale e spirituale».
Il compito di rendere affascinante il messaggio è affidato a Chantal Barry. Tra le produttrici più influenti del panorama europeo e protagonista della distribuzione di cinematografia cristiana.

Ma perché l’Institut de l’Espérance ha già messo a soqquadro le redazioni francesi? Nel documento di 36 pagine che Bloomberg ha visionato ci sono misure che suonano come un vero e proprio “programma di governo ombra” utile ad una Francia che intenda invertire la rotta.
Sul fronte economico, la ricetta è di un rigore quasi chirurgico: l’Istituto propone di ridurre la spesa pubblica dal 57% al 49% del PIL. Una cura dimagrante che si accompagna a una visione che fa della “preferenza nazionale” non un tabù, ma un cardine di equità. Si parla apertamente di riservare le case popolari ai cittadini francesi e di limitare l’afflusso di manodopera straniera a basso costo, con l’obiettivo dichiarato di innescare una spinta verso l’alto dei salari dei lavoratori francesi. Un approccio che scardina l’idea dell’immigrazione come risorsa illimitata e inevitabile, ponendo al centro il decoro e la dignità dei cittadini residenti.
L’Istituto della Speranza introduce un programma per incoraggiare i giovani ad avviare attività imprenditoriali attraverso piccoli prestiti, e mira ad attuare politiche che promuovano i valori cristiani in Francia: raccomanda di reintrodurre le uniformi scolastiche e le cerimonie dell’alzabandiera per un ritorno all’ordine e alla tradizione in un’epoca di frammentazione identitaria.

È però sul terreno dei diritti e della bioetica che lo scontro si fa frontale. In una Francia che sotto la spinta di Emmanuel Macron, ha inserito il diritto di abortire nella propria Costituzione, l’Istituto della Speranza osa violare il sacrario dei dogmi progressisti. Ponendo prima di tutto l’accento sulle cifre: nel 2024 sono state uccise nel grembo materno 251.270 vite. Un dato che, per dimensioni, equivale alla cancellazione demografica di intere città come Padova e Parma e resterebbe ancora un avanzo di circa 50.000 persone.
Il think tank propone, allora, di abrogare le leggi che in Francia  criminalizzano il dissenso o il semplice invito alla riflessione rivolto alle donne incinte. In Francia, chi tenta di offrire alternative concrete o anche solo un momento di riflessione di fronte alla scelta dell’aborto rischia fino a due anni di carcere e 30.000 euro di multa. Una distorsione della libertà d’espressione che l’agenda Bolloré intende sanare, restituendo dignità alle associazioni pro-life e ponendo l’accento sul dramma della denatalità. Ed è opportuno ricordare che, in Francia, l’aborto può essere praticato gratuitamente fino alla 16° settimana.
Il quadro demografico è, d’altronde, un bollettino di guerra: il 2025 ha segnato il minimo storico di nascite dalla Seconda Guerra Mondiale (645.000). Il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, ha già avvertito: entro il 2035 il sistema scolastico avrà 1,7 milioni di studenti in meno. 

Del resto i nemici prediletti di Bollorè sono i cattocomunistiLe Cri, per esempio, è un periodico dei cattolici di sinistra nato proprio in aperta avversione a Bollorè. 
La notizia del think tank arriva proprio mentre oltre 100 autori si sono dimessi da Grasset, parte del gruppo Hachette, in seguito alle crescenti proteste contro quella che gli oppositori considerano un’ingerenza ideologica nella vita culturale francese.
L’Institut de l’Espérance ha appena aperto i battenti: la battaglia per il 2027 è ufficialmente cominciata.



francia

Macron dichiara guerra ai pro life e aizza la piazza

23_04_2026 Luca Volontè

Inaudito attacco del ministro Aurore Bergé contro i gruppi pro life e a favore delle multinazionali dell'aborto: annunciata una mobilitazione generale a loro sostegno. 

Francia

Eutanasia, il Senato stoppa la legge voluta da Macron

23_01_2026 Luca Volontè

Con 144 voti a favore e 123 contrari, il Senato francese ha respinto l’articolo 4 del disegno di legge sull’eutanasia e il suicidio assistito, fondamento dell’intera proposta. La discussione riprende il 26 gennaio, ma intanto è stato lanciato un segnale forte che interessa anche l’Italia.

FRANCIA

Macron il censore, perde consensi allora imbavaglia i media di destra

06_01_2026 Luca Volontè

Macron non riesce a raggiungere una maggioranza nemmeno per la legge di bilancio. Sarà per questo che promuove una nuova legge per la verifica pubblica degli "standard etici giornalistici". Si oppongono i media del gruppo Bolloré.

francia

Lecornu, l’alter ego di Macron che già non piace ai francesi

15_09_2025 Lorenza Formicola

Il nuovo primo ministro è la sintesi vivente di tutte le cantonate e le ossessioni dell'inquilino dell'Eliseo. Malgrado la giovane età vanta una longevità politica che, ancor prima di iniziare, ha già portato il suo indice di gradimento ai minimi storici.

francia

L’eclissi di Macron, il disastro perfetto dell’enfant prodige

12_09_2025 Lorenza Formicola

Dall'ascesa inarrestabile alla parabola discendente del macronismo. Il mito dell'"uomo nuovo" europeista otto anni dopo è infranto dai numeri e dalle proteste di un Paese più fragile e in balia di continue tensioni.