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CRIPTOVALUTA

Bitcoin, una moneta per preservare la privacy e la libertà personale

Finora usata come scommessa finanziaria ad alto rischio, Bitcoin è una moneta vera, anche se indipendente dalle banche centrali. Può diventare (in parte lo è già) un mezzo di scambio, libero dalle manipolazioni politiche delle banche centrali.

Economia 07_04_2026
Bitcoin

Il denaro come lo conosciamo sta cambiando pelle: da un lato, criptovalute come Bitcoin ed Ethereum; dall’altro, stable coin come Tether ed USDC, fino alle divise digitali delle banche centrali, come l’e-yuan e, a tendere, l’euro digitale che la BCE si appresta ad emettere entro il 2029. ln comune, il fatto che si tratta di denaro digitale, e quindi immateriale, che “gira” su architetture denominate blockchain. Ma con una differenza fondamentale, in termini di privacy e libertà.

La tecnologia su cui si basano le criptovalute, la cosiddetta blockchain, prevede una distribuzione delle informazioni relative a ciascun scambio in una miriade di “nodi” decentralizzati: il termine tecnico è DLT, Distributed Ledger Technology. Si parla, a tal proposito, di “DeFi”, ovvero Decentralized Finance, finanza decentralizzata: ciò rende la “catena” sicura, inattaccabile da parte degli hacker, offrendo al tempo stesso una completa tutela della privacy perché le informazioni sono criptate. La progressione dell’offerta di una criptovaluta, inoltre, non è manipolabile a piacere da parte di alcuno. Tali vantaggi vanno a contemperare il rischio legato all’immaterialità della divisa digitale.

L’espansione del Bitcoin, che è la criptovaluta più conosciuta, è legata a un incremento secondo una serie geometrica – con un dimezzamento, detto halving, ogni 4 anni (l’ultimo è avvenuto nella primavera 2024) – che tende a un ammontare massimo predefinito pari a 21 milioni di unità. Ad oggi sono state estratte circa 20 milioni di unità, pari al 95% del totale. Il limite massimo fissato ex-ante la rende appetibile per una scommessa sulla salita del valore nel corso del tempo: non è, cioè, inflazionabile, a differenza del denaro legale, denominato appunto fiat perché creato ex-nihilo dalle banche centrali senza vincoli predefiniti, considerato legal tender, cioè a corso forzoso per imposizione pubblica, col dovere quindi dei creditori di accettarlo nei pagamenti e dei contribuenti di usarlo per pagare le tasse. Il denaro legale viene poi “moltiplicato” pressoché ad libitum dalle banche commerciali a riserva frazionaria, che lo immettono nei circuiti come moneta scritturale. Un processo, quindi, strutturalmente inflazionistico, che svilisce il potere d’acquisto del denaro nel corso del tempo.

Dall’introduzione a ridosso dello zero nel gennaio 2009, il Bitcoin è rimasto al di sotto della quotazione di 1.000 dollari Usa per unità fino alla primavera 2017, per poi esplodere toccando un massimo a ridosso di 70mila dollari a fine 2021; le quotazioni sono poi crollate verso quota 16mila a fine 2022, per poi riprendere la salita in modo impetuoso registrando un massimo storico a ridosso di 126mila dollari nell’ottobre 2025. E poi, in corrispondenza del balzo dell’oro, dell’argento e degli altri metalli preziosi ed industriali, le quotazioni del Bitcoin si sono dimezzate, collassando verso quota 60mila a inizio marzo, per poi consolidare al di sotto di quota 70mila. La capitalizzazione di Bitcoin è pari a circa 1.350 miliardi di dollari Usa, su livelli significativi ancorché marginali rispetto alla liquidità globale in denaro fiat, superiore a 100mila miliardi di dollari Usa.

L’andamento estremamente volatile delle quotazioni, ancorché tendenzialmente in forte rialzo, rende il Bitcoin ancora poco adatto ad assumere il ruolo di riserva di valore, e conseguentemente di unità di conto, che sono due funzioni tipiche del denaro. Non ne impedisce, tuttavia, il suo utilizzo come mezzo di scambio, ovviamente su base volontaria tra soggetti privati, visto che non si tratta di denaro legale e non può quindi essere utilizzato per estinguere i debiti o pagare le tasse. La funzione di scambio, tuttavia, è quella essenziale per considerare un bene alla stregua di denaro, come ben evidenziato dall’economista Carl Menger (1840-1921), fondatore della Scuola Austriaca di Economia. Il denaro, spiega Menger, nasce storicamente come un processo di selezione spontaneo di alcune commodity particolarmente apprezzate nelle varie comunità umane: dal sale alle conchiglie, dal bestiame ai metalli preziosi, a seconda dei luoghi e dei tempi. Tali beni divengono nel tempo sempre più ricercati, e quindi accumulati, non solo per le proprie specifiche caratteristiche intrinseche ma anche, e soprattutto, per intermediare, in caso di necessità, la compravendita di tutti gli altri possibili beni e servizi.

Il denaro nasce quindi come un mezzo che sorge spontaneamente dal basso, nell’interazione quotidiana dei privati, e non come un’imposizione politica, anche se ben presto gli Stati ne assumeranno il controllo monopolistico. Il Bitcoin, e le altre criptovalute, ripropongono questo processo in chiave moderna, configurandosi come una sorta di oro digitale. Fino ad oggi, purtroppo, il Bitcoin non è riuscito a decollare come mezzo di pagamento, ed è rimasto una sorta di scommessa, un’attività finanziaria sui generis, confinato quindi a una ristretta cerchia di “amatori”. Peccato perché tecnicamente potrebbe diventare un mezzo di pagamento alternativo, almeno in piccola parte, rispetto al denaro fiat gestito politicamente, garantendo maggiore privacy e libertà.

In conclusione, o il Bitcoin diventa davvero denaro, cioè un mezzo universale di scambio, ancorché scambiato su base volontaria tra privati; oppure, è destinato a rimanere una scommessa finanziaria di nicchia, riservata a trader e investitori. Senza assolvere, però, lo scopo per cui è nato: uscire dalla Matrix del denaro fiat, strutturalmente inflazionistico e condannato a perdere sistematicamente potere d’acquisto nel corso del tempo, com’è esperienza comune di tutti noi.

Negli ultimi anni abbiamo assistito, in tutti i campi, a una tendenza evidente verso un crescente accentramento e controllo, sfruttando abilmente ogni crisi – reale, presunta o strumentalizzata – come un alibi, una eccezione per imporre agende di impronta tecnocratica. Tutto ciò che è decentralizzato e impossibile da controllare e manipolare dall’alto, come il Bitcoin, va quindi considerato come uno strumento di protezione della libertà, della privacy e dell’autonomia personale e familiare.