• GLI PSICOLOGI

"Basta studiare i baby trans", l'ordine è assecondarli

Stop agli studi sui baby trans. In sostanza, la coalizione degli psicologi americani Caaps chiede che siano assecondati. Questo spiega come mai aumentino i casi di giovani che vengono avviati al «cambio di sesso» dopo sedute psicologiche.

Bandiera trans

Stop agli studi sui baby trans, assecondiamoli e basta. É questa l’incredibile richiesta formulata dalla Caaps, acronimo di Coalition for the Advancement & Application of Psychological Science, una federazione di sigle di psicologi cui aderisce, peraltro, anche l’American Psychological Association che, da sola, vanta 150.000 associati. Beninteso: tale richiesta non è stata formulata in modo esplicito, ma neppure troppo indiretto. La Caaps ha infatti pubblicato una dichiarazione nella quale afferma la necessità della messa al bando della Rogd, sigla che sta per rapid-onset gender dysphoria, «disforia di genere a insorgenza rapida».

Con tale espressione si indicano tutti quei casi in cui la disforia di genere insorge improvvisamente durante la pubertà o dopo il suo completamento, senza che fossero osservate avvisaglie in precedenza e con i giovani che ne sono colpiti a loro volta protagonisti, prima della divulgazione dell’identità transgender, di un significativo aumento dell’uso dei social media. Insomma, la Rodg indica quelle situazioni in cui è concreta ed elevata la probabilità che la disforia di genere sia in favorita e non indotta da fattori ambientali. Ebbene, secondo la Caaps di ciò è opportuno non si parli più.

Il motivo? La Rodg ispira spesso i contrari all’ideologia Lgbt. «Attualmente», recita infatti, con tono quasi irritato, la dichiarazione Caaps, «ci sono oltre 100 progetti di legge in esame negli organi legislativi in tutto il Paese che cercano di limitare i diritti degli adolescenti transgender, molti dei quali si basano su affermazioni riconducibili alla Rodg». Ora, a parte che è curioso che una coalizione formalmente scientifica si preoccupi di quali progetti di legge siano all’orizzonte – gli psicologi fanno scienza o politica? -, il punto qui, in realtà, più che la difesa della stessa dicitura Rodg è un altro, e cioè: esiste o non esiste un boom della tendenza Lgbt tra i giovani?

Ebbene, esiste eccome. A febbraio l’istituto Gallup ha messo in evidenza come, tra i Millenials (nati tra il 1981-1996) e Generazione Z (nati tra il 1997-2002), la quota di giovani che si identifica come Lgbt sia cresciuta del 75%. Se poi ci si sofferma sull’ambito trans, i numeri sono ancora più impressionanti; basti considerare, in proposito, quelli inglesi: nel Regno Unito, tra il 2008 e il 2018 i ragazzi che hanno deciso di intraprendere l’iter di riassegnazione sessuale è aumentato del 1.150%, quello delle ragazze addirittura del 4.400%. Un aumento vertiginoso, quindi. Non solo. Più si approfondiscono le biografie di questi giovani, più emergono dati impossibili da non considerare.

Per esempio, un recente lavoro australiano uscito su Human Systems: Therapy, Culture and Attachments, esito di una ricerca su un’ottantina di giovani di ambedue i sessi inviati ad una gender clinic, ha messo in luce come costoro - oltre a provenire la maggior parte delle volte da famiglie divise - sperimentano in oltre il 62% dei casi ansia o depressione, in oltre il 40% delle situazioni alti livelli di disagi, ideazione suicidaria e autolesionismo e in oltre il 35% di casi disturbi comportamentali. Insomma, sono giovani con disagi profondi e che, spesso, «scoprono» rapidamente, troppo rapidamente la loro identità trans.

Ne consegue, Rodg o non Rodg, come questi ragazzi vadano anzitutto aiutati per affrontare i loro molteplici problemi. Invece la Caaps, oltre a chiedere che non si parli più di disforia di genere a insorgenza rapida, spinge per linee guida ispirate all’«affermazione del genere», in favore dello «sviluppo dell'identità di genere di bambini e adolescenti». In sostanza, questi psicologi vogliono solamente una cosa: che i baby trans siano assecondati. Questo spiega come mai aumentino sempre di più i casi di giovani che vengono avviati al «cambio di sesso» dopo sedute psicologiche lampo, di pochi minuti appena.

Parallelamente, sono in aumento a livello internazionale anche i casi di trans «pentiti», ossia di persone che denunciano come, quando erano minori, siano state frettolosamente introdotte all’iter di riassegnazione di genere. Un dramma, quello dei detransitioners – così si chiamano in letteratura, appunto, i trans «pentiti» -, che finché gruppi di psicologi preferiranno l’ideologia alla scienza non potrà, purtroppo, che espandersi ancora. Con tanti saluti alla deontologia professionale e al sacrosanto diritto, da parte di ogni singolo paziente, di essere anzitutto aiutato e ascoltato, e non già spinto a cuor leggero verso decisioni, spesso, senza ritorno.

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