Artemis II, la Nasa punta alla Luna dopo mezzo secolo di assenza
Lancio riuscito per la missione Artemis II della Nasa, prima con equipaggio verso la Luna. Obiettivo: compiere un'orbita completa attorno al satellite della Terra e preparare la strada a un nuovo allunaggio previsto per il 2028.
«Abbiamo una splendida alba lunare. Ci stiamo dirigendo proprio verso di essa». Con queste parole, l’astronauta Reid Wiseman, comandante della missione Artemis II, ha iniziato ieri la prima missione spaziale, con equipaggio, verso la Luna, 54 anni dopo l’ultimo sbarco nella missione Apollo 17, del 1972. Dopo più di mezzo secolo, insomma, la Nasa torna a puntare al nostro satellite naturale.
Artemis II è iniziata alle 18,35 (ora americana orientale) di mercoledì 1 aprile, con il lancio del missile Space Launch System, un vettore alto un centinaio di metri capace di spingere fuori dall’orbita terrestre il modulo Orion. Su questa astronave sono a bordo quattro astronauti, tre uomini e una donna, tre americani e un canadese. I tre della Nasa sono Reid Wiseman, Victor Glover e Christina Koch. Il canadese è Jeremy Hansen. Christina Koch è anche la prima astronauta donna a volare oltre l’orbita terrestre. «Ci auguriamo vivamente che questa missione segni l'inizio di un'era in cui tutti, ogni persona sulla Terra, possano guardare la Luna e considerarla anche una meta», ha dichiarato la Koch prima del lancio.
L’equipaggio di Artemis II non effettuerà un allunaggio. La sua missione è quella di compiere un’orbita completa attorno alla Luna, sorvolando anche la “faccia nascosta” del satellite, quella parte che volta continuamente le spalle alla Terra e non è osservabile da un osservatore terrestre. In tutto, il volo di andata e ritorno dovrebbe durare 10 giorni. Tutto è stato provato e testato per anni e il lancio di Artemis II segue di pochi anni una missione di prova senza equipaggio. Ma nello spazio tutto può succedere e, da Houston, dove ha sede il centro di controllo di terra, avvertono che la missione può essere annullata in ogni momento se dovessero verificarsi guasti sul modulo Orion, alla sua prima prova con un equipaggio. Mentre questo articolo va online non si sono verificati problemi tali da giustificare un annullamento del viaggio. Solo un'interruzione temporanea del sistema di comunicazione di Orion. E un guasto alla toilette della navicella.
La missione Artemis II è considerata una delle tappe preparatorie per il grande ritorno dell’uomo sulla Luna, calendarizzato per il 2028 con la missione Artemis IV. Donald Trump farà di tutto perché questa data, ultimo anno del suo mandato, venga rispettata così da avere un posto nella storia come il presidente che è tornato sul satellite terrestre. Il prestigio è sicuramente uno dei motivi per cui la Nasa sta tornando ad esplorare lo spazio oltre la nostra orbita. Il commercio è una seconda causa: soprattutto Space X di Elon Musk e Blue Origin di Jeff Bezos hanno fatto scoprire anche un interesse economico dell’esplorazione, con possibilità di ridurre i costi dei lanci e liberare la Nasa di compiti di routine (come il rifornimento della stazione spaziale).
C’è anche da considerare la nuova guerra fredda con la Cina che ora, 35 anni dopo la fine dell’Urss, sfida gli Usa nella corsa alla Luna, con le sue missioni ben riuscite di allunaggio con sonde senza equipaggio. Pechino intende sbarcare i suoi primi taikonauti sulla superficie lunare entro il 2030: gli Usa, se tutto va bene, avrebbero appena due anni di vantaggio rispetto al loro principale rivale. Infine, ma non da ultimo, c’è il progetto di raggiungere Marte, unico pianeta potenzialmente colonizzabile per l’uomo. La nuova esplorazione lunare va letta in questa prospettiva: ci si va per restare, per costruirvi una base permanente, prevista con la missione Artemis V. Le navi cargo di Space X e di Blue Origin dovrebbero essere sufficienti a trasportare il materiale necessario alla sua edificazione. Non solo per studiare il satellite rimanendoci in modo permanente, ma anche per partire dalla Luna, saltando il difficile attraversamento dell’atmosfera terrestre, per raggiungere altre mete più lontane, come Marte appunto.
Con grande ritardo si sta realizzando quel che la classica letteratura e cinematografia di fantascienza prevedeva per la fine del secolo scorso. E riprende un’attività che è sempre stata tipica dell’uomo occidentale, dell’uomo cristiano: l’esplorazione dell’ignoto. I nuovi Colombo, i nuovi Magellano, riprendono il largo e già in questa settimana arriveranno ad una distanza mai raggiunta dalla Terra, a una distanza di circa 7.600 km oltre il lato nascosto della Luna, 402mila km dalla superficie del nostro pianeta.

