• USA

Armi in pubblico, l'altra sentenza della Scotus

Oltre all'aborto, la Corte Suprema degli Usa (Scotus) ha spiccato un'altra sentenza "scandalosa": è stato ribadito il diritto dei cittadini non solo di comprare, ma anche di portare armi, anche in pubblico. Bocciata, dunque, la legge di New York che lo vietava. Il tutto mentre passa la nuova legge sul controllo delle armi. 

Clarence Thomas

Un’altra sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, oltre a quella sull’aborto, ha scandalizzato i benpensanti di tutto il mondo. Una maggioranza di sei giudici ha bocciato una legge dello Stato di New York, che vietava la possibilità di portare armi in pubblico. La Corte a maggioranza conservatrice è adesso accusata di ipocrisia, perché, in due sentenze quasi simultanee, ha sentenziato per la vita e per le armi (che solitamente sono associate alla morte). Fra l’altro, questa sentenza arriva proprio con il tempismo giusto, dato che il presidente Biden aveva appena firmato una legge, varata da entrambe le Camere, per porre restrizioni all’acquisto e alla conservazione di armi da fuoco, la prima norma “gun control” da tre decenni.

Il giudice supremo Clarence Thomas ha scritto, nel parere di maggioranza, che il Secondo Emendamento (parte della Carta dei Diritti del 1791) deve essere letto per come è scritto e non interpretato secondo lo “spirito dei tempi”. Nel secondo emendamento si afferma il diritto, non solo a possedere, ma anche a portare armi. Dunque, anche i newyorkesi, possono portare armi in pubblico. A maggior ragione in questi anni in cui la criminalità è esplosa di nuovo.

Nello Stato di New York, finora, la legge locale vietava il porto d’armi in luogo pubblico, a meno di non dimostrare una buona causa alle autorità. Secondo i criteri della città di New York, ad esempio, si doveva dimostrare, prove alla mano, di essere concretamente minacciati: “un pericolo personale eccezionale, documentato da prove di minacce ricorrenti alla vita o alla sicurezza”. Ovviamente queste leggi non hanno impedito la strage di Buffalo (nello Stato di New York), dove un diciottenne armato di due fucili semi-automatici ha fatto strage dei clienti, disarmati, di un supermercato.

Dopo che la Corte Suprema l’ha bocciata, i newyorkesi saranno più o meno sicuri? Certamente anche coloro che sono minacciati, ma non possono dimostrarlo con “prove certe” avranno chance in più di difendersi. C’è sempre, infatti, questo altro lato della medaglia che raramente viene preso in considerazione, durante le campagne mediatiche contro le armi.

La legge sul “gun control” che invece è stata varata dal Congresso, con raro voto bipartisan, rende semplicemente un po’ più difficile l’acquisto di armi da parte di ragazzini. Eleva l’età minima per l’acquisto di armi semi-automatiche da 18 a 21 anni, introduce controlli di background (salute mentale, soprattutto) per i minori di 21 anni che acquistano armi, introduce nuove regole sulla conservazione delle armi e nuove pene per chi acquista armi per conto di terzi che non ne avrebbero il diritto, oltre che per chi traffica armi illegalmente.

Nella nuova normativa è stata introdotta anche la possibilità per gli Stati di introdurre leggi “red flag” (bandierina rossa), un’aggiunta voluta dai Repubblicani. In base a questa norma si può segnalare alla magistratura una persona che dà evidenti segni di squilibrio e farla legalmente disarmare. Si tratta di una misura preventiva, forse più efficace rispetto a quelle che limitano l’uso o l’acquisto di armi, perché pone l’attenzione sulla persona che tiene l’arma.

Dona Ora