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Abusi, il giudice scagiona Ouellet e condanna l'accusatrice a risarcirlo

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La Corte Superiore del Québec ha giudicato sconsiderate le accuse di molestie sessuali mosse da Paméla Groleau contro il prefetto emerito del Dicastero per i vescovi. La donna è stata condannata a pagare 100 mila dollari di risarcimento per il danno reputazionale arrecato al cardinale.

Ecclesia 04_09_2026
Il card. Marc Ouellet nel 2013 (Ap via LaPresse)

Accuse “maliziose” e “sconsiderate”. Per la Corte Superiore del Québec sono tali quelle mosse contro il cardinale Marc Ouellet da Paméla Groleau. La donna, assistente pastorale tirocinante presso l'arcidiocesi di Québec, aveva denunciato quattro episodi in cui sarebbe stata vittima del porporato tra il 2008 e il 2010. Lo aveva fatto partecipando ad una class action relativa agli abusi commessi dal clero nel Québec. Nella causa sollevata contro la sua accusatrice, Ouellet si è definito vittima di «infamia» e «diffamazione» avendo visto il suo nome accostato a quello delle azioni criminali commesse ai danni di vittime all'epoca minorenni.

Nel processo la stessa Groleau ha ridimensionato la portata di tre dei quattro episodi riportati nella class action: un massaggio alle spalle, una stretta di mano, il fatto di essersi seduto vicino a lei durante un convegno. La donna ha presentato questi tre episodi come una sorta di progressione verso la vera e propria aggressione che sarebbe consistita nell'aver fatto scivolare le mani dietro la schiena, a ridosso dei glutei. Una versione a cui non ha creduto il giudice Martin Castonguay che nella sentenza ha parlato di «eventi che, se fossero realmente accaduti, sarebbero del tutto innocui» e in ogni caso «notevolmente ingigantiti». La Corte, inoltre, ha giudicato non credibile il presunto toccamento sottolineando i cambiamenti fatti dalla presunta vittima nel racconto, sia sulla durata che sulla modalità. Castonguay ha contestato a Groleau la partecipazione alla class action riguardante abusi su minori: «come può un cittadino comune equiparare gli atti descritti dalla signora Groleau (un massaggio alle spalle di pochi secondi, una stretta di mano di pochi secondi, il fatto che il cardinale Ouellet le abbia sussurrato il suo nome, l'abbraccio e la mano sulla schiena) alle ignominie subite dai bambini per mano di figure religiose pedofile?», si è chiesto il giudice.

La versione dell'ultimo fatto era stata aggravata rispetto ad una denuncia fatta nel 2021 a papa Francesco, che aveva aperto un’indagine, chiusa però l'anno successivo dopo aver appurato l'assenza di «alcun valido motivo per avviare un'indagine per violenza sessuale». «Insoddisfatta di come era stata gestita la sua denuncia a Papa Francesco – si legge nella sentenza – ha scelto di cambiare la sua versione dei fatti per attirare l'attenzione del pubblico, ma lo ha fatto in modo tale da agire in modo sconsiderato, persino malizioso, nei confronti del cardinale». Tutto ciò ha provocato un grave danno reputazionale a Ouellet che nella sua causa aveva chiesto 100 mila dollari di risarcimento. Una cifra ritenuta «più che ragionevole» dal giudice, che ha accolto la richiesta e ha condannato la donna a pagare anche le spese processuali.

Il cardinale, come aveva annunciato in precedenza, ha confermato di voler devolvere l'intera somma ad associazioni impegnate nella lotta contro gli abusi sulle popolazioni indigene del Canada. Al momento Groleau non ha fatto appello. Si chiude così un capitolo doloroso per l'ex prefetto del Dicastero per i vescovi, che quest'anno ha anche subito un ricovero in ospedale e che non ha vissuto certamente con gioia le accuse e il processo.