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LEGGE SULLA PASSWORD

A Hong Kong la polizia può spiare praticamente chiunque

Un altro passo verso il baratro totalitario cinese a Hong Kong. Un'integrazione della Legge sulla Sicurezza Nazionale obbliga di fornire alla polizia la password di cellulare e email di chiunque sia sospettato di attività sovversive.

Esteri 28_03_2026
Hong Kong, la libreria Book Punch chiusa per l'arresto del proprietario (AP)

Dopo la condanna dell’editore cattolico Jimmy Lai, Hong Kong sta compiendo un altro passo verso il baratro totalitario cinese. Da quando Pechino ha imposto alla città, ex colonia britannica, la nuova Legge sulla Sicurezza Nazionale, il regime comunista non conosce più limiti. La nuova legge richiede infatti una sorveglianza continua e per questo, con un decreto che è entrato in vigore da questa settimana, la polizia può chiedere l’accesso alle e-mail e al cellulare di un cittadino honkonghese, ogni volta che ha un sospetto di sovversione, anche senza mandato.

La normativa è preoccupante sia nel metodo che nel merito. Nel metodo: l’integrazione alla Legge sulla Sicurezza Nazionale è stata annunciata dal governatore di Hong Kong, John Lee, scavalcando il Consiglio legislativo cittadino. Anche se Hong Kong non è mai stata democratica, ora non c’è più neppure una parvenza di dibattito parlamentare. Nel merito: la polizia può richiedere le password a chiunque sia sospettato di violare la Legge sulla Sicurezza Nazionale. Può inoltre richiedere le password agli interlocutori dei sospettati. E può ordinare ai familiari, ai datori di lavoro o a chiunque altro conosca le password o i metodi di decrittazione dei sospettati di fornirle. Il segreto professionale non giustifica il rifiuto di divulgare le password. Chi rifiuta di aprire le proprie comunicazioni personali alla polizia, rischia un anno di carcere e una multa equivalente a 11mila euro. Chi fornisce una password o altre informazioni errate, rischia fino a tre anni di carcere e 55mila euro di multa. Così facendo, tutti sono potenzialmente spiati.

John Lee spiega la nuova normativa così: «le attività che mettono in pericolo la sicurezza nazionale possano essere efficacemente prevenute, represse e punite, e che al contempo i diritti e gli interessi legittimi di individui e organizzazioni siano adeguatamente tutelati». Anche le democrazie occidentali possono mettere sotto controllo le comunicazioni degli indagati. Il problema della legislazione cinese è la sua vaghezza: si può essere perseguiti per un sospetto di attività sovversive, secessioniste, o per contatti con potenze straniere, tutti reati che il Partito Comunista imputa ai suoi presunti nemici politici. E le maglie sono talmente larghe che possono pescare chiunque.

È un problema per chi ha figli che negli anni scorsi sono fuggiti all’estero. I genitori potrebbero ora essere costretti a scegliere tra la prigione e la collaborazione con le autorità di Hong Kong per raccogliere prove a sostegno di accuse di minaccia alla sicurezza nazionale contro i propri figli. La norma viene introdotta quando già è forte la pressione sui parenti dei dissidenti in esilio. Lo dimostra, ad esempio il caso di Kwok Yin-sang, padre dell'attivista pro-democrazia Anna Kwok: in febbraio è stato condannato a otto mesi di carcere da un tribunale di Hong Kong per violazione della Legge sulla sicurezza nazionale. È la prima volta che un familiare di un’attivista ricercata viene incarcerato a causa della nuova normativa.

Il sessantanovenne è stato accusato di aver tentato di gestire i beni finanziari di Anna Kwok, che ha lasciato Hong Kong nel 2020. In realtà aveva solo tentato di prelevare l’equivalente di 9.500 euro da una polizza assicurativa che aveva stipulato per sua figlia quando era bambina. Si è dichiarato non colpevole, ma è stato riconosciuto colpevole l'11 febbraio dal tribunale di West Kowloon.

E anche tutte le aziende, a partire da quelle editoriali, sono sotto pressione. Martedì 24 marzo è stato arrestato il libraio Pong Yat -ming e tre dipendenti della sua libreria, Book Punch, sono stati arrestati per aver venduto materiale "sedizioso". Tra i libri in questione figura la biografia di Jimmy Lai. Ma anche le aziende che non fanno politica, neppure indirettamente, possono entrare nel mirino dell’apparato repressivo cinese. Con la nuova legge, se la polizia ritiene che un dipendente sia sospettato, ora può obbligare il datore di lavoro a fornire pieno accesso agli account aziendali. Le autorità possono quindi esaminare telefoni e caselle di posta elettronica alla ricerca di corrispondenza o altro. Questo vuol dire che ogni azienda è potenzialmente spiata dallo Stato cinese.

L’involuzione di Hong Kong è la dimostrazione che il piano inclinato, in un regime totalitario comunista, non è una fallacia filosofica. La prima mossa di Pechino per annettere del tutto una città fino ad allora autonoma è stata, nel 2019, la mera riforma della legge sull’estradizione, giustificata con argomenti di ordine pubblico. Era una norma apparentemente di buon senso, anche se i cittadini honkonghesi, conoscendo bene il nemico, erano già scesi in piazza per mesi, a milioni, contro la riforma. La pandemia di Covid, con il durissimo lockdown imposto alla città, ha messo a tacere ogni protesta. Ed è a quel punto che Pechino ha imposto al governo locale la Legge sulla Sicurezza Nazionale nel 2020, una risposta alle proteste di massa del 2019. Da allora Hong Kong ha cambiato volto. Era un lembo di terra libera in Cina, con un’autonomia teoricamente garantita fino al 2049. Ora è solo una ricca città di un potente regime totalitario, destinata, vista la tendenza, ad essere sempre meno ricca e sempre più totalitaria.



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